Una luce pura e abbagliante filtrava attraverso le magnifiche vetrate istoriate, trasformando il grigio del mondo esterno in uno spettacolo di colori, come se oltre quel vetro esistesse un universo parallelo. Nell'aria aleggiava il profumo intenso dell'incenso, che accoglieva i fedeli, risvegliando ricordi dal sapore dolceamaro. Le semplici panche di legno erano disposte in file ordinate attorno all'altare, il fulcro verso cui sembrava convergere ogni linea dell'edificio, come se l'intera cattedrale indicasse un unico cammino verso il cielo. Lì dentro, il paradiso sembrava spalancare le porte a chiunque, senza chiedersi se fosse davvero degno di ricevere tanta grazia. La maggior parte dei fedeli era ormai arrivata. In genere, la domenica era il giorno in cui ci si riuniva per cercare il perdono dei propri peccati e aggrapparsi alla promessa della vita eterna. Ma quella mattina l'aria stessa sembrava diversa, carica di una gioiosa attesa che si rifletteva nei sussurri della folla, molto più numerosa del solito.
«Padre nostro...» Bastò che una voce intonasse la preghiera e, un istante dopo, centinaia di altre si fondessero all'unisono, mentre la fede sembrava propagarsi da una persona all'altra.
«… che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male.»
Il nuovo arrivato lasciò vagare lo sguardo, gli occhi colmi di nostalgia, senza sedersi subito per partecipare alla funzione. Barth, invece, allungò lentamente le mani — ormai ruvide, segnate dagli anni, dal lavoro e da una vita trascorsa lontano da quel luogo — e sfiorò con delicatezza il legno consumato di una delle panche. Come se quel semplice contatto bastasse a risvegliare i ricordi che teneva sepolti nel cuore. Il suo respiro, lento e pesante, si placò a poco a poco, facendosi più regolare; come se qualcuno gli stesse finalmente concedendo un perdono che non aveva mai ricevuto.
«Bodhin Tangwongwad.» Una voce calma lo chiamò per nome, facendolo voltare di scatto.
«Padre...»
Barth accennò a un sorriso, sopraffatto da un tumulto di emozioni contrastanti. Il senso di colpa lo stringeva alla gola, eppure non desiderava altro che parlare con quell'uomo. Lo studiò con attenzione: sul volto del sacerdote non c'era traccia della rabbia che aveva temuto. Anzi, sembrava sinceramente felice di rivederlo.
«Non avrei mai pensato di rivederti», disse il vecchio sacerdote.
«Non credevo che si ricordasse ancora di me», sussurrò Barth. «Sono passati vent'anni. Io stesso...»
La voce gli si incrinò, lasciando la frase sospesa a metà.
«Come potrei dimenticarti?» Il sacerdote gli rivolse un sorriso di infinita dolcezza. «Barth Bodhin Tangwongwad... Io ricordo tutti i miei figli.»
Quella gentilezza così limpida, anziché sollevarlo, non fece che rendere ancora più insostenibile il macigno che Barth si portava nel petto.
«Perfino un figlio ingrato come me?»
Le parole gli sfuggirono di bocca prima che potesse fermarle, dettate dal peso del rimorso più che da un reale intento. Il parroco gli rivolse un sorriso pieno di comprensione. Sollevò una mano segnata dal tempo, la posò sulla sua spalla e la strinse con affetto, come a voler dare peso alle parole che stava per pronunciare. Prima che potesse aprire bocca, però, una figura vestita di bianco si avvicinò a passo svelto, sussurrandogli qualcosa all'orecchio. Era il segnale che la cerimonia di ordinazione dei nuovi sacerdoti stava per avere inizio. Un rito solenne, il culmine di quasi vent'anni di cammino e preparazione. Chi desiderava consacrarsi al sacerdozio affrontava un cammino lunghissimo, fatto di rigorosi studi accademici e profonda disciplina spirituale, iniziato spesso fin dall'adolescenza. Studi teologici, dottrina, lingue antiche e moderne, discipline religiose: ogni istante della loro giovinezza era stato plasmato in funzione di quel giorno. Per questo l'ordinazione era uno dei momenti più solenni per la Chiesa, un traguardo che solo pochissimi candidati, ogni anno, riuscivano a raggiungere.
«Che Dio ti benedica.»
Fu tutto ciò che il parroco ebbe il tempo di sussurrargli prima di congedarsi. Barth rimase immobile, incapace persino di rispondere. Con il fiato sospeso, seguì con lo sguardo l'inizio della processione che scortava gli ordinandi verso l'altare. Nel petto, il cuore gli batteva così forte da fargli quasi male. I ricordi lo travolsero all'improvviso, con la forza di una marea. Sembrava che tutto fosse accaduto soltanto il giorno prima. O forse in un'altra vita. Amore e rancore, nostalgia e dolore si aggrovigliavano dentro di lui, impossibili da districare. Cedendo a quel peso, Barth tornò a sedersi sulla panca che un tempo era stata la sua. Da lì sollevò gli occhi verso il futuro sacerdote, che avanzava con passo calmo e solenne lungo la navata.
«Tanrak...» Il nome gli sfuggì dalle labbra in un soffio, prima ancora che potesse rendersene conto.