命
mìng significa vita.
La loro vita scorreva semplice e tranquilla. La mattina si occupavano delle pulizie dell'hotel e la sera andavano a suonare al ristorante. I guadagni erano modesti, ma bastavano persino a mettere da parte il necessario per comprare un cellulare economico.
«Dov'è Maem?»
Un uomo con gli occhiali da sole fece il suo ingresso nella reception. Nuengdiao lanciò un'occhiata all'orologio: erano già le dieci di sera. Quello sconosciuto non aveva affatto l'aria di un cliente arrivato a quell'ora per registrarsi, e il suo atteggiamento non prometteva nulla di buono.
«Ti ho chiesto dov'è Maem!»
L'uomo sbatté violentemente il palmo sul bancone, facendo sussultare il ragazzo. Il rumore attirò immediatamente Palm, che uscì trafelato dalla cucina, seguito a ruota da sua madre.
«Che cosa ci fai qui?» domandò la donna, facendo cenno a Nuengdiao di farsi da parte per proteggerlo.
«Il capo mi ha mandato a riscuotere il debito.»
«Quale debito? Pago già regolarmente gli interessi ogni mese!»
Nuengdiao assisteva in silenzio. Sebbene Maem cercasse di non mostrare paura, nei suoi occhi si leggeva una velata e dolorosa rassegnazione.
«Dovresti saperlo bene. Quando chiedi un prestito, non puoi limitarti a pagare gli interessi senza restituire il capitale. Il capo è stato chiaro, se non saldi tutto entro la scadenza, dovrai andartene. Questo hotel verrà venduto.»
Nuengdiao deglutì a vuoto, mentre Palm osservava la scena immobile, i muscoli tesi.
«I soldi verranno recuperati dalla vendita dell'immobile che hai dato in garanzia», continuò l'uomo.
«Andrò dalla polizia», lo sfidò Maem.
L'uomo scoppiò a ridere, un suono sguaiato e privo di gioia.
«Credi davvero che il mio capo presti denaro senza essersi prima coperto le spalle con la polizia? Pensi davvero che muoveranno un dito per te?»
Poi, il suo sguardo si fece gelido. «Scegli: o paghi, o perdi l'hotel.»
Maem lo fissò con rabbia, le mani serrate in pugni che tremavano per l'impotenza.
«Quanto?»
La voce di Nuengdiao tagliò l'aria, costringendo tutti a voltarsi verso di lui.
«Come hai detto?» lo squadrò l'esattore, colto di sorpresa.
«Quanto dovete riavere? Capitale e interessi, in tutto.»
Maem lo guardò senza capire, mentre Palm gli afferrava d'istinto il polso per fermarlo; Nuengdiao, però, rispose al suo tocco con uno sguardo fermo, privo di qualsiasi esitazione.
«Trecentomila baht.»
«Ma se ne ho chiesti in prestito solo centomila!» protestò la donna, sbattendo con forza il pugno sul bancone.
Fu un attimo. L'uomo estrasse fulmineamente una pistola. Un battito di ciglia dopo, anche Palm impugnò la sua. Le due armi si trovarono puntate l'una contro l'altra, congelando la stanza in un silenzio soffocante.
«Torna tra trenta minuti con tutti i documenti necessari», disse Nuengdiao, mantenendo la voce ferma. «Pagherò io i trecentomila baht.»
«Nuengdiao!» esclamò Maem, sgranando gli occhi per lo shock.
«So come funzionano queste cose», continuò il ragazzo, inchiodando l'esattore con lo sguardo. «Sei stato mandato qui a riscuotere e vuoi la tua fetta. Se torni con le carte in regola, per te ci saranno altri centomila baht extra. Altrimenti, aspetta pure che il tuo capo venda l'edificio... ma sappi che tu non vedrai un solo soldo.»
«Mi credi uno stupido?» ringhiò l'uomo.
Nuengdiao incalzò, senza un briciolo di esitazione.
«Allora scegli. Ti pago subito e ti intaschi la tua commissione, oppure rischi che questa storia finisca male per tutti. Decidi tu.»
Il suo viso rimase una maschera impassibile di fronte alla canna della pistola puntata a un passo da lui. Eppure, nascoste dietro la schiena, le sue mani tremavano vistosamente e un brivido di sudore freddo gli scivolava lungo la colonna vertebrale.
«Se scopro che mi hai mentito, ti ammazzo.»
L'uomo rinfoderò l'arma di colpo e imboccò l'uscita. Solo allora Nuengdiao si portò una mano al petto, lasciando andare il fiato in un lunghissimo sospiro di sollievo.
«Andiamo a prendere i soldi.»
Nuengdiao aprì il portafoglio. All'interno erano custodite diverse carte di credito che racchiudevano milioni di baht. Fino a quel momento non aveva osato usarle per paura di rivelare la propria posizione, ma ormai non poteva più permettersi il lusso di essere prudente.
«Ma...» accennò Palm.
«Se deve succedere qualcosa, ci troveranno comunque. Meglio risolvere un problema alla volta.»
Palm non ribatté, comprendendo la gravità della situazione. Insieme raggiunsero un bancomat poco distante e prelevarono il massimo consentito da quasi dieci carte diverse, ripulendo i limiti giornalieri.
Al loro ritorno, l'esattore li stava già aspettando. Mentre l'uomo contava con flemma le banconote, lasciandosi andare a commenti sarcastici, le due pistole rimasero appoggiate sul bancone, silenziose ma pronte a scattare al minimo passo falso. Alla fine, Maem riuscì a riprendere possesso del libretto di proprietà e di tutti i documenti dell'hotel. Prima di chiudere definitivamente la faccenda, Nuengdiao e Palm scaricarono le registrazioni delle telecamere di sorveglianza dell'ingresso, assicurandosi che il file fosse al sicuro. In situazioni del genere, avere delle prove era l'unica vera assicurazione sulla vita.
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«Ti restituirò tutto. Poco alla volta.»
Nel silenzio della notte, la voce roca di Palm risuonò appena sopra un sussurro. La luce della luna filtrava attraverso le tende, accarezzandogli il volto mentre ripensava a ciò che era appena accaduto. Forse quello era soltanto l'inizio della fine. Fissò il suo unico amico con un'espressione indecifrabile.
Le parole di sua madre — dovere e responsabilità — continuavano a risuonargli nella mente. Dopo che l'esattore se n'era andato, Maem li aveva ringraziati con le lacrime agli occhi, finendo per rievocare, ancora una volta, i dolorosi motivi del suo divorzio da Chanon.
Palm era nato da un matrimonio combinato, un'unione tra due persone che avevano semplicemente oltrepassato il limite e che, col tempo, avevano capito di non poter più continuare a vivere insieme. Alla fine, avevano scelto di separarsi, prendendo strade diverse senza farsi la guerra.
«Che cosa c'è?» domandò Nuengdiao.
«Erano trecentomila baht», rispose Palm, quasi a voler sottolineare il peso di quella cifra.
Nuengdiao sostenne il suo sguardo senza battere ciglio. Palm era ormai l'unica ancora di salvezza rimasta nella sua vita. A volte si chiedeva se quel ragazzo si rendesse davvero conto di quanto potesse essere importante per qualcuno. Di quanto lo fosse per lui.
«Consideralo il prezzo per averti al mio fianco.»
«Che significa?»
«La mia vita...» sussurrò Nuengdiao.
Il valore di una vita era inestimabile. Anche offrirgli tutto ciò che possedeva non sarebbe mai stato abbastanza per sdebitarsi.
«No», ribatté Palm, scuotendo la testa. «Ho solo fatto il mio dovere.»
«Mi hai salvato. Tu e tuo padre avete già fatto fin troppo per me.»
Le braccia forti di Palm lo attirarono lentamente a sé, stringendolo in un caldo abbraccio. Nel buio della stanza, la sua voce risuonò così limpida e rassicurante da sembrare quasi un punto di luce.
«Non voglio più sentirti dire una cosa del genere.»
«Perché?»
«Io...»
Nuengdiao percepì chiaramente il tormento che agitava il cuore di Palm.
«Un giorno avrai anche tu la vita che meriti», sussurrò Nuengdiao. «Non ho intenzione di trattenerti qui con me per sempre. La mia vita è segnata da una maledizione, Palm, ma tu non c'entri nulla con tutto questo. Tu e tuo padre avete già pagato un prezzo fin troppo alto.»
«Non ho mai detto che me ne andrò.»
«Ma quella sera...»
Nuengdiao non riuscì a finire la frase. Nella sua mente prese forma l'immagine di quella foto con Makie apparsa sui social, lo spettro di una vita normale e felice a cui Palm stava rinunciando. Palm sorrise appena, cogliendo al volo quella tacita gelosia.
«C'è qualcosa che vuoi chiedermi?»
«In realtà credo di aver già capito... ma volevo sentirtelo dire.»
«Non è successo assolutamente nulla», rispose Palm, con un tono che sembrava quasi volerlo canzonare dolcemente.
Poi, si chinò fino a sfiorare con le labbra la fronte di Nuengdiao. Fu un bacio leggero, un gesto di una delicatezza tale da spazzare via, in un istante, tutta la malinconia che gravava sul cuore di Nuengdiao.
«Chiedimi pure. Ti risponderò sinceramente.»
«Stai con Makie?»
Palm sorrise con dolcezza. «No.»
A quelle parole, una morsa si sciolse finalmente nel petto di Nuengdiao.
«Ci siamo promessi che saremmo rimasti solo amici.»
«Perché? Solo perché devi starmi accanto ventiquattr'ore su ventiquattro? Non desideri una vita tutta tua?»
«Non c'entra il dovere, Nuengdiao. È solo che... nel mio cuore c'è già una persona con cui voglio stare.»
Il cuore di Nuengdiao mancò un battito. Esitò a lungo, trattenendo il fiato. Aveva paura di quella risposta; temeva che, una volta pronunciata, quell'abbraccio potesse svanire come un sogno. Alla fine, raccogliendo quel briciolo di coraggio che gli era rimasto, trovò la forza di domandare: «Chi è?»
«Nuengdiao...» sussurrò Palm.
«Cosa?»
Palm si chinò lentamente verso il suo orecchio, il fiato caldo sulla pelle.
«Non ti sto chiamando. Ti sto rispondendo.»
Una speranza si accese nel cuore di Nuengdiao. Per tutta la vita non aveva desiderato altro che essere speciale per qualcuno. Non per dovere, non per obbligo, ma semplicemente per ciò che era. Palm lo strinse ancora più forte, trasmettendogli un calore che andava ben oltre la semplice vicinanza fisica. In quel silenzio, i loro cuori sembravano finalmente battere all'unisono.
«Palm...»
«Mh?»
«Hai capito cosa intendo?»
La voce di Nuengdiao era un filo sottile, carica di una vulnerabilità disarmante. Forse aveva compreso i propri sentimenti già in quella sala, ascoltando le note dell'organo. O forse tra le macerie di quel vecchio edificio abbandonato, stretti in un abbraccio disperato. O forse in quei giorni trascorsi insieme, al riparo dal resto del mondo. In fondo, non importava più.
«Lo so», rispose Palm.
Gli accarezzò dolcemente i capelli, stringendolo un po' più a sé.
«Se ti faccio una domanda...»
«Ti risponderò.»
«E... prometti che non ti arrabbierai?»
«Non potrei mai.»
Nel buio della stanza Nuengdiao non poteva vedere il suo viso, ma percepì chiaramente il sorriso di Palm contro la propria fronte. Poi, raccogliendo l'ultimo briciolo di coraggio che gli era rimasto, diede voce a quel dubbio silenzioso.
«Ti piacciono i ragazzi?»
«Una volta pensavo di no, ma ora non ne sono più così sicuro.»
Palm sciolse lentamente l'abbraccio per allontanare Nuengdiao quel tanto che bastava a guardarlo dritto negli occhi. Un soffio di vento fece oscillare la tenda, accompagnando quel lungo istante in cui nessuno dei due osò distogliere lo sguardo. Nuengdiao sentiva il cuore battere all'impazzata, fin quasi a fargli male nel petto.
«Ma di una cosa sono certo...»
La voce di Palm si spense a metà, interrotta dalle labbra di Nuengdiao che cercavano le sue. Fu un bacio che racchiudeva tutto ciò che li univa: un sentimento dolce e amaro allo stesso tempo, simile a un germoglio che si fa strada nel vento gelido dell'inverno, fragile ma ostinato, deciso a sopravvivere a ogni costo. Era un'emozione rimasta custodita nel silenzio per troppo tempo, e che finalmente pretendeva di venire alla luce.
«Se sei d'accordo, io...» sussurrò Palm sulle sue labbra, non appena si separarono di pochi millimetri.
«Sono d'accordo.»
Nuengdiao lo interruppe prima ancora che potesse finire la domanda. Con un movimento fluido e naturale, Palm lo fece voltare di spalle, muovendosi con delicatezza. Allungò le mani dietro la schiena di Nuengdiao e iniziò a sbottonargli la camicia, un bottone alla volta. I polpastrelli caldi di Palm sfiorarono la sua pelle nuda, strappandogli un brivido leggero che spinse Nuengdiao a reclinare la testa all'indietro, abbandonandosi contro il petto dell'altro. Palm ne approfittò per posare una scia di baci morbidi sulla nuca, scendendo lungo la curva del collo fino alle spalle e alla clavicola.
«Vuoi vedere il tatuaggio che ho sul collo?» domandò Nuengdiao a bassa voce.
Ora i loro corpi erano completamente spogli, uniti nel buio. Palm allungò un braccio per scostare leggermente le tende, lasciando che un filo di luce lunare illuminasse la loro intimità.
«Sì.»
«Leggilo.»
«Érzi... significa "figlio".»
Nuengdiao non ricordava nemmeno quando quel tatuaggio avesse iniziato ad assumere un significato tanto pesante. Forse era stato fin dall’infanzia, quando era diventato il sigillo indelebile delle enormi aspettative riposte su di lui. Un marchio che, troppo spesso, finiva solo per ricordargli quanto si sentisse inadeguato. Palm sfiorò quel punto con le labbra, premendole dolcemente contro l'inchiostro sulla pelle.
«Il fatto che ti piacciano gli uomini non fa di te una persona sbagliata, Nuengdiao.»
Anche sua madre, Tanya, una volta gli aveva detto che l'unica cosa che avrebbe preteso da suo figlio era la sua felicità. E se suo padre fosse stato ancora vivo, in fondo, avrebbe voluto lo stesso.
«Sarebbero fieri di avere un figlio come te.»
A quelle parole, le lacrime che Nuengdiao aveva trattenuto per anni iniziarono finalmente a scivolare calde lungo il suo viso, portando con sé tutto il dolore e la solitudine accumulati. Si voltò tra le braccia di Palm, trovando ad accoglierlo uno sguardo pieno di calore e un abbraccio pronto a proteggerlo da tutto. Le loro labbra si cercarono ancora e ancora, in baci lenti e disperati. La luce della luna filtrava morbida attraverso la finestra, illuminando quel letto stretto e trasformandolo in una pista da ballo segreta. Lì, i loro corpi continuarono a intrecciarsi e a muoversi all'unisono, oscillando al ritmo di una canzone d'amore silenziosa, ma carica di una sublime e assoluta complicità.
«Ora dovrei pensare solo alla persona che ho davanti», sussurrò Nuengdiao.
Palm sorrise, lo sguardo fisso sul suo viso.
«Hai detto che ti piace, no?» lo stuzzicò Nuengdiao, cercando di nascondere l'imbarazzo dietro un tono scherzoso, prima di abbandonarsi del tutto al flusso naturale di quel momento. Era una sensazione inebriante, calda e avvolgente come un sorso di whisky ambrato. Più volte i suoi occhi incrociarono quelli di Palm, facendolo tremare fin nel profondo.
«Ti piace come ti senti in questo momento?» sussurrò Palm, un istante prima che i loro corpi diventassero una cosa sola.
Gocce di sudore imperlavano la fronte di Nuengdiao, scivolando tra i suoi capelli. Il ragazzo si morse il labbro inferiore, cercando disperatamente di soffocare i gemiti in gola, lasciando che la stanza venisse riempita solo dal suono dei loro respiri affannati, dal ritmo incalzante dei loro movimenti e da un desiderio selvaggio che ormai non potevano più controllare.
«E se ti dicessi di no? Ti fermeresti?» sussurrò Nuengdiao con voce roca, il respiro spezzato e tremante.
Voleva solo stuzzicarlo, fare uno dei suoi soliti giochi, ma si ritrovò subito sopraffatto dal piacere. Non riusciva a resistere, specialmente quando Palm pronunciava il suo nome con quella voce profonda.
«Non mi fermerò», rispose Palm. «Ma sarò delicato.»
Le sue parole erano incredibilmente dolci, ma i movimenti del suo corpo farsi più intensi e decisi, accelerando i battiti del cuore di Nuengdiao, che ansimò, stringendo tra le dita le lenzuola umide.
«Ti piace?» chiese Palm.
Nuengdiao non rispose, limitandosi a stringere le labbra.
«Ti piace?» ripeté Palm, aumentando il ritmo, travolgendolo con un'ondata di brividi e di pura, accecante felicità.
«Sì... mi piace...» cedette finalmente il ragazzo, incapace di nascondere ancora quello che provava.
«Cosa ti piace?»
«Tutto...»
«Ti piaccio io?» lo incalzò Palm.
Nuengdiao affondò il viso nel cuscino, stringendone un angolo tra le mani. Un calore immenso gli inondava il petto. Sopraffatto da quella valanga di sensazioni, emise un gemito involontario, incapace di formulare una frase di senso compiuto. La passione che gli attraversava il corpo era troppo forte per essere arginata.
«Sì... mi piaci...»
«Chi ti piace?»
Nuengdiao avrebbe tanto voluto colpire quel furbastro per come lo stava provocando, ma era troppo esausto e sopraffatto dal piacere per fare qualsiasi cosa, se non arrendersi. Con un filo di voce, rispose.
«Mi piace Palm...mi piace davvero tanto Palm.»