朋友
péngyǒu significa amico.
«Ciao a tutti. Mi chiamo Panakorn Jannaloy, ma potete chiamarmi Palm.»
Nuengdiao appoggiò il mento sul palmo della mano mentre il figlio di Chanon si presentava davanti alla classe. Quella era una classe d'élite a indirizzo linguistico, dove gli studenti seguivano un programma avanzato di inglese e cinese. Per volere della signora Tanya, Palm era stato inserito nella stessa classe di Nuengdiao, così da poterlo tenere d'occhio più facilmente. Il problema era che Nuengdiao studiava cinese da anni, mentre Palm non ne sapeva praticamente nulla. Ma quando Tanya prendeva una decisione, difficilmente qualcuno osava mettersi di traverso.
«Deve avere delle ottime conoscenze per essere riuscito a entrare in questa classe», mormorò Poom, osservando Palm con curiosità.
Nuengdiao non rispose. Continuò a fissare il cielo oltre la finestra, lasciando che le parole dell'amico gli scorressero accanto. Il tempo sembrava trascinarsi, ma qualcosa era cambiato. Il primo giorno di Palm a scuola era filato liscio. Come avevano concordato, sarebbero andati e tornati separatamente, così nessuno avrebbe collegato il nuovo studente alla famiglia Kiattakulmaetee.
«Dove desidera andare, signorino?»
«Al club di danza. Voglio pagare la quota d'iscrizione.»
Purtroppo il club apriva soltanto il giovedì e il venerdì. Quel lunedì pomeriggio l'edificio era completamente deserto. Le porte erano chiuse, le finestre buie e all'interno non sembrava esserci anima viva.
«L'hai fatto apposta, vero?»
Chanon gli rivolse uno sguardo sorpreso dallo specchietto retrovisore.
«Come, signorino?»
«Sto parlando di Palm.»
«Non capisco.»
«Perché è comparso proprio adesso? Gli mancava solo un anno alla fine della scuola, poteva restare dov'era.»
Chanon rimase qualche secondo in silenzio prima di rispondere.
«Suo zio è morto, e non volevo lasciarlo vivere da solo.»
Nuengdiao osservò Chanon attraverso lo specchietto retrovisore. L'uomo aveva sempre la stessa espressione: composta, rispettosa, incapace di mentire con naturalezza. Eppure, quella volta, ebbe la netta impressione che gli stesse nascondendo qualcosa.
«Dimmi la verità.»
Nell'abitacolo calò il silenzio. Chanon rimase con gli occhi fissi sulla strada. Solo dopo qualche secondo trovò il coraggio di parlare.
«Anche la signora Tanya è sotto sorveglianza. Esattamente come lei, signorino. Negli ultimi mesi abbiamo ricevuto diverse lettere di minaccia. Riguardano il progetto del mercato e l'esproprio dei terreni.»
«È per questo che hai fatto tornare Palm?»
Chanon annuì lentamente. «Credo che la persona responsabile si trovi all'interno della scuola.»
«Uno studente?»
«È una possibilità.»
«Quindi hai mandato Palm per proteggermi?»
«Io non posso starle accanto durante le lezioni», spiegò Chanon. «E, in questo momento, ogni suo spostamento potrebbe trasformarsi in un rischio.»
«Rispondi alla domanda.»
Chanon rimase in silenzio. Era raro vedere il suo giovane padrone mostrare un lato così freddo e deciso. Alla fine pronunciò una sola parola.
«Sì.»
Bastò quella risposta. Nuengdiao ripensò al ragazzo con cui aveva ballato pochi giorni prima.
«Quindi hai fatto venire Palm... perché diventasse la mia guardia del corpo.»
La sua voce rimase sorprendentemente calma. Per tutto quel tempo aveva creduto di conoscere la verità. Invece iniziava a rendersi conto che anche Palm era soltanto un'altra pedina, trascinata da decisioni prese da altri. Gli tornò in mente ciò che Palm gli aveva raccontato sul tetto del grattacielo: le lezioni di autodifesa, la guida, le armi. Gli insegnamenti di un padre che gli ripeteva soltanto di imparare a proteggersi. Solo allora ogni cosa acquistò un significato diverso. Chanon non stava crescendo un semplice figlio. Lo stava preparando.
«Adesso capisco...» mormorò Nuengdiao, chiudendo l'argomento.
L'auto proseguì lungo la strada, seguita a breve distanza da altre due vetture della scorta.
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Nuengdiao osservò Palm in silenzio. Più ci pensava, più gli sembrava che tra loro esistesse uno strano legame. Nessuno dei due aveva scelto quella situazione. Erano stati gli adulti a decidere per loro, trascinandoli nello stesso destino.
«Che succede, padre?»
Come se avesse intuito che qualcosa non andava, Palm rivolse quella domanda a Chanon con discrezione. Chanon gli rispose che non c'era nulla di cui preoccuparsi. Palm annuì e fece per allontanarsi.
«Palm.»
«Si, padrone?»
Appena sentì quel modo di rivolgersi a lui, la bocca di Nuengdiao si irrigidì.
«Come pensi di fare con il cinese?»
Palm abbassò lo sguardo. «Non lo so. Credo che prenderò qualche libro in biblioteca e proverò a studiare da solo.»
Cercò di sembrare tranquillo, ma l'incertezza nella sua voce era evidente. Nuengdiao sapeva bene che il livello di cinese era così alto che persino molti studenti brillanti faticavano a tenere il passo. Impararlo da autodidatta sarebbe stato quasi impossibile.
«Allora te lo insegnerò io.»
Il rapporto tra Nuengdiao e Palm continuò a evolversi con sorprendente naturalezza. Forse fu proprio quell'amicizia segreta, nata lontano dagli occhi indiscreti, a spingere Nuengdiao a coinvolgerlo sempre più spesso con la scusa di studiare insieme. Giorno dopo giorno iniziarono a parlare sempre di più, a conoscersi davvero e, proprio come Tanya e Chanon avevano sperato, finirono per diventare amici. Ogni pomeriggio Nuengdiao aiutava Palm con il cinese, insegnandogli le basi della lingua. Palm imparava con pazienza, anche se lentamente, e dopo le lezioni andava spesso a nuotare per liberare la mente dalla tensione accumulata durante la giornata. Il sabato, invece, continuavano ad allenarsi insieme nelle arti marziali. Nonostante i suoi progressi, Nuengdiao non era mai riuscito a sconfiggere Palm. Sul tappeto Palm sembrava trasformarsi. Sparivano la timidezza e l'atteggiamento remissivo che mostrava nella vita di tutti i giorni. Al loro posto emergevano disciplina, determinazione e una concentrazione assoluta, come se perdere non fosse un'opzione. Nuengdiao, però, non vedeva quegli allenamenti come una gara da vincere a tutti i costi, conosceva i propri limiti e sapeva di avere ancora molta strada da fare.
«Péngyǒu significa "amico",» spiegò Nuengdiao un pomeriggio, indicando il carattere scritto sul quaderno.
«Péngyou.»
«No, quello è il secondo tono. Devi usare il terzo.»
Seduti sul bordo della piscina, avevano davanti un manuale di cinese per principianti e due quaderni pieni di appunti. Palm riprovò, seguendo le indicazioni di Nuengdiao.
«Péngyou...?»
«Pensa al terzo tono come al segno jattawa del thailandese. Ti verrà più naturale.»
«Péngyǒu.»
«Esatto!»
«E perché non me l'hai spiegato così fin dall'inizio? Sarebbe stato molto più facile.»
«Perché prima dovevi capire le basi. Se ti semplifico tutto subito, poi ti confondi quando le regole cambiano.» Continuarono a punzecchiarsi come facevano ormai da settimane. Senza nemmeno accorgersene, erano diventati inseparabili. Chiunque li vedesse insieme avrebbe pensato a due amici qualunque, non ad un ragazzo e alla sua guardia del corpo.
«In cinese alcune parole, prese da sole, possono sembrare diverse da come suonano in una frase,» spiegò Nuengdiao. «Per questo è meglio imparare prima i toni uno alla volta. Quando inizierai a parlare davvero, tutto verrà molto più naturale.»
«Péngyǒu.»
Palm ripeté la parola con una punta d'orgoglio e la annotò con cura sul quaderno. Nuengdiao sorrise appena, poi gli rivolse una domanda senza alcun preavviso.
«Nǐ zěnmeyàng?» (Come stai?)
Palm corrugò la fronte, cercando di ricordare il significato delle parole. Dopo qualche secondo si arrese e rispose con la frase che usava ogni volta che non capiva qualcosa.
«Wǒ bù zhīdào.» (Non lo so.)
Nuengdiao scoppiò a ridere. «Ti ho chiesto come stai. D'ora in poi, ogni volta che dirai péngyǒu, ti farò sempre questa domanda.»
«Wǒ shì nǐ de péngyou ma?» (Sono tuo amico?)
«Shì de.» (Sì.)
«Nǐ xiāngxìn wǒ ma?» (Ti fidi di me?)
«Wǒ xiāngxìn nǐ, Palm.» (Mi fido di te, Palm.)
«Nà jiù zhèngmíng gěi wǒ kàn.» (Allora dimostramelo.)
«Zěnme zhèngmíng?» (Come faccio a dimostrartelo?)
Palm chiuse il quaderno con un colpo secco e, con un sorriso appena accennato, si incamminò verso la piscina. Nuengdiao lo seguì con lo sguardo, senza capire cosa avesse in mente. Nel petto di Palm, però, sembrava essersi accesa una scintilla impossibile da soffocare.
«Nǐ dāngzhēn ma?» (Sei serio?)
Palm rise, si tolse i vestiti rimanendo solo in pantaloncini e si tuffò in acqua. Scomparve per qualche istante prima di riemergere. Si passò una mano tra i capelli bagnati, incollati alla testa, mentre la luce gli illuminava il viso e gli regalava un sorriso difficile da decifrare per Nuengdiao.
«Shì de.» (Sì.)
Palm gli tese la sua mano. Nuengdiao lo osservò per un momento, poi sorrise. Afferrò quella mano e si lasciò trascinare in acqua. Nonostante fosse cresciuto in una villa con una piscina privata, le volte in cui vi era davvero entrato si contavano sulle dita di una mano.
«Non so nuotare...» ammise con una punta d'imbarazzo.
«Allora tieniti a me.»
Le sue dita si chiusero con delicatezza intorno a quelle di Nuengdiao. Per la prima volta, quell'abisso senza fondo non gli sembrò più così spaventoso ora che Palm gli aveva offerto un punto d'appoggio.
«Non lasciarmi la mano, d'accordo?» I loro corpi galleggiavano seguendo il movimento calmo dell'acqua. Nuengdiao si aggrappò alla spalla di Palm, mentre l'altra mano gli cingeva delicatamente la vita. Per un istante gli vennero in mente melodie romantiche, mani intrecciate e una dolce vicinanza che non aveva mai conosciuto.
«Hai ancora paura dell'acqua?» domandò Palm.
Nuengdiao scosse subito la testa. Palm gli spiegò con calma come trattenere il respiro, poi si immerse per qualche secondo, fino a toccare il fondo della piscina. Quando riemerse, riprese la sua mano e gli fece cenno di trattenere il fiato. Si immersero insieme, fino al fondo della piscina. Ciò che vide laggiù era molto più affascinante di quanto avesse immaginato. La luce tremolante si rifrangeva nell'acqua, creando sfumature e colori diversi. Nuengdiao si guardava intorno entusiasmato. Palm mosse le labbra, facendo uscire bolle d'aria che salivano verso la superficie. Eppure, Nuengdiao riuscì comunque a capire chiaramente ciò che stava dicendo.
«Nǐ yě shì wǒ de péngyǒu.» (Anche tu sei mio amico.)
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«Palm!»
Nuengdiao chiamò l'unica persona di cui si fidasse davvero in quella scuola. Si trovava davanti al proprio armadietto, intento a prendere la borsa prima dell'inizio delle lezioni, ma qualcosa bloccava la serratura e la chiave non girava. Questa volta qualcuno aveva infilato del chewing-gum nella fessura. Strinse la mascella. Era l'ennesimo dispetto. Si voltò verso Palm, deciso a raggiungere la sala di sicurezza. Qualche settimana prima aveva insistito perché la scuola installasse nuove telecamere proprio in quel corridoio. Se era stato ripreso, questa volta avrebbe finalmente scoperto il responsabile.
«Vado a chiamare qualcuno», disse Palm con calma, notando la rabbia che gli si leggeva negli occhi.
«Non ce n'è bisogno, aspettami qui.»
Nuengdiao fece per allontanarsi, poi si fermò e sospirò. «Anzi, vieni con me. Se ti dico di aspettarmi, so già che rimarrai qui fermo finché non torno.»
Si incamminò a passo svelto verso la sala di sicurezza. Era stufo di subire in silenzio. Stavolta era determinato a scoprire chi ci fosse dietro.
«Calmati.» Palm gli afferrò delicatamente un braccio, nel tentativo di rallentarlo, ma ottenne solo uno sguardo tagliente come un proiettile. Palm lasciò lentamente la presa. «...Nuengdiao.» Fu tutto ciò che disse, prima di seguirlo lungo il corridoio.
Nuengdiao spalancò la porta della sala del club di musica e il cuore gli sprofondò nello stomaco. C'erano fogli ovunque. Il suo volto e quello di suo padre erano stampati su decine, centinaia di manifesti, accompagnati da una scritta che sembrava urlargli contro.
"Figlio di un assassino."
Le pareti, le sedie, perfino gli strumenti musicali erano ricoperti di volantini. Su alcuni era raffigurata una caricatura di un uomo che lanciava banconote mentre ripeteva: "Sapete chi è mio padre?"
«Bastardi!» gridò, fuori di sé.
I quattro ragazzi che stavano continuando ad attaccare i manifesti si voltarono di scatto. Tre di loro indossavano delle maschere e, a giudicare dall'aspetto, non sembravano nemmeno studenti della scuola.
«Calmati.» Palm cercò di trattenerlo ancora una volta, ma Nuengdiao gli sfuggì e si scagliò contro di loro prima che qualcuno potesse fermarlo. Afferrò uno dei ragazzi per il colletto, ma quello riuscì a divincolarsi con facilità. Palm gli fu subito accanto, ma gli altri tre gli sbarrarono la strada, circondandolo in un istante. Vide Nuengdiao finire a terra dopo essere stato spinto con violenza. Fece per raggiungerlo, ma uno dei ragazzi mascherati gli si lanciò addosso. Con un calcio preciso alle gambe, Palm lo fece crollare sul pavimento. Nuengdiao colse l'occasione e gli strappò via la maschera.
«Poom...»
Rimase senza parole. Era la persona che aveva sempre considerato, forse, un amico. Il ragazzo a cui era stato più vicino... a parte Palm. Sul volto di Poom comparve un sorriso inquietante, uno che Nuengdiao non gli aveva mai visto. Sembrava che aspettasse quel momento da molto tempo.
«Tuo padre è un vero stronzo.» Il disprezzo che trasudava dalla sua voce gli fece gelare il sangue. Poom si rialzò lentamente, finché i due non si ritrovarono faccia a faccia. «Ha truffato gli abitanti del quartiere. Li ha convinti a firmare un contratto senza nemmeno spiegargli cosa stavano cedendo. Poi tua madre li ha obbligati a rispettarlo per dieci anni, spingendoli a costruire case. E quando tutto era pronto... si è presa ogni cosa. Sai quanto è costato quel mercato? Trenta milioni. I miei genitori hanno ipotecato la casa e l'hanno venduta per raccogliere quei soldi. Volevano investire nella costruzione di un mercato che permettesse alla gente di lavorare e guadagnarsi da vivere.»
I suoi occhi erano ormai rossi di rabbia. «E alla fine? Tuo padre si è ripreso tutto dopo trent'anni. La mia famiglia non ha recuperato nemmeno un centesimo... mentre tua madre si è portata via tutto.»
Nuengdiao non aveva mai saputo che la famiglia di Poom fosse coinvolta in quella vicenda. Sapeva soltanto che lavoravano nel settore immobiliare e che erano benestanti. Nient'altro.
«E adesso, cosa pensi di ottenere adesso?» chiese Nueng. Anche i suoi occhi si erano arrossati. Dentro di lui si mescolavano rabbia, vergogna, delusione e tristezza, emozioni così intense da non riuscire nemmeno a definirle. Poom gli afferrò il colletto con violenza.
«Non è forse tuo padre il bastardo che ha fatto investito tutti quei soldi per appropriarsi di tutto questo?»
Lo strattonò fino quasi a soffocarlo. Poco distante, Palm continuava a tenere testa agli altri tre ragazzi. Per lui metterli fuori combattimento non era difficile, ma continuavano a rialzarsi e ad attaccarlo senza sosta. Poom, invece, non smetteva di sputare veleno.
«I tuoi genitori sono feccia... e tu sei esattamente come loro.»
Quelle parole furono la goccia che fece traboccare il vaso. Nuengdiao strinse il pugno e sferrò un colpo con tutta la forza che aveva. Ma mancò il bersaglio. Poom reagì prima che potesse fare qualsiasi altra cosa. Un pugno gli esplose sulla mascella. Il sapore ferroso del sangue gli riempì immediatamente la bocca, mentre una fitta acuta gli attraversava il volto.
«A quanto pare quello che colpisce alle spalle sei tu, bastardo.»
Nuengdiao sputò il sangue sul pavimento e rise amaramente. La provocazione funzionò. Accecato dalla rabbia, Poom si lanciò di nuovo verso di lui. Nuengdiao ricordò gli insegnamenti delle lezioni del sabato. Prima sbilanciare l'avversario, poi contrattaccare.
«Mostro... figlio di un bastardo!»
Ma prima che potesse mettere in pratica ciò che aveva imparato, la figura di Poom scomparve improvvisamente dalla sua visuale. Palm si era frapposto tra loro. Sembrava uno scudo invalicabile. Con un movimento deciso fece perdere l'equilibrio a Poom e, un istante dopo, il suo pugno si abbatté con forza sulla mascella destra del ragazzo. Il volto di Poom si deformò per l'impatto. Nel giro di pochi secondi, il sangue iniziò a gocciolare sul pavimento. Nuengdiao si guardò intorno. Anche gli altri tre erano ormai a terra. Uno sembrava svenuto per il dolore, un altro si contorceva incapace di rialzarsi. Istintivamente, Nuengdiao afferrò il lembo della camicia di Palm. Non riusciva a capire cosa gli stesse passando per la testa. Eppure, la voce roca che risuonò nella stanza era ferma e incrollabile. Sembrava un ordine impossibile da disobbedire. Un giuramento pronunciato per proteggere qualcuno a qualunque costo. La paura che Palm aveva mostrato all'inizio era ormai completamente svanita.
«Da questo momento... nessuno di voi è più degno di avvicinarsi a Nuengdiao.»