San Pietro.
Parte 4.
La musica risuonava nella sacra cattedrale, avvolgendola in un’atmosfera solo all’apparenza paradisiaca. Immagini del passato e del presente si sovrapponevano, come un ricordo sfocato, sospeso tra la realtà e il sogno. Un dispositivo elettronico vibrò nella tasca dei suoi pantaloni. La sua mano, ormai ruvida, lo estrasse per controllarne lo schermo. Solo allora si rese conto che gli anni del liceo in seminario appartenevano al passato da ormai trent’anni. Il giovane si era ormai congedato dal vecchio sacerdote; quel breve incontro aveva riportato alla mente il ricordo di una persona, un legame indissolubile che aveva unito le loro vite attraverso una fede pura e incontaminata. Barth lanciò un’ultima occhiata a Padre Anan, impeccabile e composto nei suoi paramenti sacri, ma non riuscì a sostenerne lo sguardo a lungo. Finì per abbassare gli occhi sulle proprie scarpe lucide, sopraffatto da un sottile e insopportabile senso di colpa. Nel frattempo, uno dei chierichetti corse ad avvertire il parroco, che si trovava poco più in là, dall’altra parte della navata.
«Padre... c'è qualcuno che supplica di poter confessare i propri peccati» disse il chierichetto.
Padre Anan diede una rapida occhiata all'orologio da polso. «La cerimonia di ordinazione sta per cominciare. Non posso proprio assentarmi adesso. La prego di informarlo lei, Maestro.»
«Ma, Padre… sta implorando di concedergli un’ultima possibilità di parlarle. Forse farebbe meglio a riceverlo, anche solo per qualche minuto.»
Il maestro parlò con uno sguardo carico di apprensione, lasciando intendere la gravità di quella richiesta. Il vecchio sacerdote consultò di nuovo l'orologio, calcolando mentalmente il margine a disposizione prima dell'inizio del rito. In fondo, l'organizzazione della cerimonia era già definita e non richiedeva ulteriori preparativi.
«E va bene... mi faccia da guida, Maestro» sospirò Padre Anan.
Sapendo che nella chiesa vi erano diversi confessionali, il sacerdote immaginò che il fedele stesse già attendendo al loro interno. Il maestro chinò il capo in segno di rispetto, si voltò e si affrettò lungo la navata laterale; una volta arrivato, aprì delicatamente la porta del confessionale dal lato riservato ai sacerdoti, permettendo al vecchio parroco di entrare prima di congedarsi in silenzio.
«Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo... Amen.»
La voce del vecchio sacerdote romperse il silenzio del confessionale. Seduto su quella stessa sedia da cui, per un'intera vita, aveva ascoltato le colpe e le speranze della gente comune, Padre Anan scorse la sagoma oltre la piccola grata di legno. La sua voce era ferma, eppure percorsa da un impercettibile brivido d'emozione atteso per anni.
«Padre... mi benedica, perché non confesso i miei peccati da molto tempo.»
Nell'udire quelle prime parole, ogni ombra di dubbio svanì all'istante dal cuore del vecchio parroco. Dopo aver accudito, guidato e amato innumerevoli ragazzi lungo il loro cammino terreno e spirituale, Padre Anan non si era mai dimenticato di nessuno di loro, neppure di uno solo, a prescindere dai motivi o dal dolore che ne avevano accompagnato l'allontanamento.
«Padre, mi benedica... ma non sono nemmeno sicuro che il mio sia un peccato.»
«Che cosa ti fa pensare questo, figlio mio?» rispose il sacerdote con tono misurato, tentando di domare l'emozione. Involontariamente, i ricordi di un passato lontano tornarono a riaffiorare nitidi nella sua mente.
«Sono nato uomo... ma amo gli uomini» confessò la voce dall'altra parte della grata. Era un mormorio esitante, timido, ma attraversato da una nuova, limpida consapevolezza di sé. «Se mi piacciono gli uomini... andrò comunque in paradiso?»
Il vecchio sacerdote rimase in silenzio. Quella domanda trapassò il suo intimo, andandosi a scontrare con i dogmi rigidi e i principi morali che avevano plasmato decenni della sua vita consacrata. Padre Anan scosse lievemente il capo, avvertendo tutto il peso e la responsabilità di quella risposta, fino a quando la voce non tornò a incalzarlo.
«L'amore è un peccato, Padre?»
«L'amore non è mai un peccato, figlio mio» rispose infine il vecchio con profonda dolcezza. «Ma l'amore vissuto nel momento e nel luogo sbagliato può diventarlo. Quando eri qui come novizio ti ho sempre messo in guardia che l'impegno di un consacrato richiede un dono totale, un voto che non lascia spazio all'amore romantico, a prescindere da chi sia l'oggetto del tuo cuore.»
«Padre...»
«Ma tu non sei più un novizio da molto tempo» lo interruppe il vecchio sacerdote. «Sei diventato semplicemente un altro figlio di Dio che vive il proprio amore. E l'amore in sé non è mai sbagliato, figlio mio. Anche se le norme della Chiesa non mi permettono di unirti in matrimonio dentro questa cattedrale...»
Padre Anan fece una breve pausa e sorrise, con gli occhi velati da un'infinita comprensione. «...ma come tuo padre spirituale, come essere umano, ti dico che il tuo amore non è affatto un peccato.»
Non ci fu alcuna risposta immediata dall'altro lato della grata, se non il rumore secco dello sportello del confessionale che veniva sbloccato e aperto. Il vecchio sacerdote conosceva fin troppo bene quel gesto. Senza esitare, Padre Anan afferrò a sua volta la maniglia della propria porta ed uscì, pronto a riabbracciare colui che gli era mancato così a lungo.
«Tanrak...»
«Padre...»
Il bambino che un tempo stringeva tra le mani l'incensiere, supplicando Dio di potersi ricongiungere alle anime dei suoi genitori, si ergeva di nuovo davanti a lui. Quel ragazzino, che per anni era stato la promessa più luminosa del seminario — colui che tutti vedevano già sull'altare ad amministrare i sacramenti e a spezzare il corpo di Cristo nella Santa Messa —, era tornato. Tanrak era arrivato in quel luogo spinto da un amore immenso e struggente per i propri genitori, e se ne era andato portando con sé un amore altrettanto profondo e travolgente per un altro ragazzo. Dopo aver concluso il sesto anno di studi, lui e Barth avevano scelto di rinunciare ai voti per percorrere la strada di due semplici fedeli. E di fronte a quella scelta, il vecchio parroco non aveva potuto far altro che lasciarli andare con la sua benedizione.
«Pensavo che sareste stato arrabbiato con me per sempre, Padre...»
Le lacrime solcarono il viso del ragazzo che un tempo si era smarrito; ma se oggi non brancolava più nel buio, era grazie all'amore di chi aveva camminato al suo fianco, guidando i suoi passi.
«Poiché io perdonerò la loro iniquità e non mi ricorderò più del loro peccato» recitò il vecchio sacerdote con un sorriso.
«Geremia capitolo 31, versetto 34» rispose l'altro d'istinto. «Ricordo ancora ogni tuo insegnamento... non ti ho mai dimenticato, Padre.»
Tanrak parlò con il volto segnato da un dolore antico e da una lunga confusione, eppure incapace, in fondo, di sfuggire alla misericordia divina. Il vecchio lo osservò con immensa compassione: era come trovarsi di fronte a un agnello ferito che bramava, ancora una volta, soltanto un gesto di perdono.
«Posso... posso amare me stesso e continuare ad amare Dio?» chiese Tanrak.
Anche se erano trascorsi ormai quasi trent'anni — un'intera vita —, le ferite di quel ragazzo non si erano mai del tutto cicatrizzate. I suoi tormenti interiori avevano radici così profonde da non potersi sanare facilmente.
«Puoi amare te stesso e amare Dio, allo stesso tempo» gli rispose il vecchio.
Padre Anan strinse quell'anima smarrita in un abbraccio caldo e paterno, lo stesso abbraccio che aveva desiderato donargli per anni: si era promesso che, se si fossero mai rincontrati, lo avrebbe stretto forte a sé per dirgli che lo aveva sempre amato come un figlio, e che in questo mondo non gli era mai mancato l'amore.
«Poiché Dio è amore. E Dio ama l'umanità in modo assoluto, incondizionato.»
A quelle parole, ogni freno crollò: le lacrime di Tanrak sgorgarono in un pianto liberatorio, spezzando finalmente le catene che avevano imprigionato la sua anima per così tanto tempo. Un cuore guarito da un amore puro, prezioso, che niente al mondo avrebbe mai potuto eguagliare. La cerimonia di ordinazione del nuovo sacerdote ebbe inizio. Padre Kongdech si apprestava ad assumere la guida della parrocchia e del seminario, dopo aver trascorso quasi vent'anni al servizio dei rifugiati all'estero prima di far ritorno nella sua terra natale. Tanrak e Barth si strinsero forte la mano mentre il loro più caro amico saliva sull'altare, pronto a indossare la veste di guida spirituale. Si scambiarono un'ultima occhiata intrisa di affetto e reverenza, un saluto silenzioso prima di lasciarsi alle spalle quel luogo impregnato di ricordi. I due uomini si incamminarono verso la loro auto. Una strada tortuosa, apparentemente infinita, si apriva davanti a loro. Il sole splendeva alto e caldo, come a benedire il passo successivo nel ciclo ininterrotto della loro esistenza. Anche di fronte agli errori, alle cadute e allo smarrimento di una vita intera, rialzarsi ogni volta con l'amore nel cuore li avrebbe condotti, alla fine, verso la pace. I due pellegrini alla ricerca della vita lo avevano sempre saputo.