Thame lasciò sfuggire un lungo sospiro, come se un macigno insostenibile gli fosse finalmente scivolato via dalle spalle. Non sarebbe più partito per la Corea. Invece era lì, seduto nel negozio dello zio Choi a condividere un panino con Po. Quel sollievo improvviso non derivava soltanto dalla decisione presa, ma dalla presenza di Po al suo fianco. Sapeva che non lo avrebbe lasciato solo. E non era solo per via del suo ruolo nel documentario o per i contatti che aveva con gli altri Mars: era per la persona che Po dimostrava di essere. Thame non aveva mai incontrato nessuno come lui. In tanti, negli anni, gli avevano chiesto cosa ne pensasse, ma nessuno si era mai fermato a chiedergli come stesse davvero. E anche se l’avessero fatto, avrebbe risposto con la solita frase di circostanza: «Sto bene». E nessuno si sarebbe sognato di scavare oltre.
Ma Po era diverso. Sapeva guardare oltre le parole, oltre le maschere da palcoscenico, cogliendo in Thame lati spaventosi e fragili che lui stesso non aveva mai avuto il coraggio di affrontare. La storia di Po rispecchiava la sua in modo così speculare da sembrare tutto fuorché un caso. Thame non voleva liquidarla come semplice fortuna, anzi, preferiva credere che si trattasse di destino. C'era chi diceva che dopo la tempesta spunta sempre l'arcobaleno, e che chi ha il coraggio di camminare fino in fondo trova il suo tesoro. Che fosse Po la guida destinata a condurlo verso quel tesoro? Sarebbero riusciti a seguire i colori dell'arcobaleno prima che svanissero nel buio?
«Vuoi davvero darmi una mano?» domandò Thame all'improvviso, rompendo il silenzio mentre Po appallottolava l'incarto del panino per gettarlo via.
Po lo scrutò con attenzione prima di rispondere: «E tu? Sei davvero sicuro di quello che stai facendo? Sai quante complicazioni rischiamo di tirare in ballo? Scommetto che in agenzia saranno già tutti nel panico e il tuo telefono...»
«L'ho spento prima ancora di venire qui,» lo liquidò Thame con un'alzata di spalle. «E se vuoi la verità... non sono mai stato così sicuro in vita mia. Questa è la prima cosa che faccio spinto solo da ciò che desidero io.»
Per quasi tutta la sua esistenza, Thame aveva vissuto schiacciato dal peso delle aspettative altrui. Se non erano quelle dei suoi genitori, erano quelle per il futuro del gruppo. Aveva sempre saputo cosa gli altri volessero da lui, quali sogni rincorrere e come immaginassero il suo domani. Ma non si era mai concesso il lusso di chiedersi che cosa volesse davvero per se stesso. Aveva accettato di partire per Seul convinto che i suoi compagni avessero ormai voltato pagina con i Mars. Era una strada tracciata dalla sua famiglia e da Pemika, un piano perfetto per permettere agli altri di costruirsi un futuro mentre lui prendeva una via diversa, da solo. Ma non era mai stato ciò che desiderava. La Corea rappresentava il sogno di qualcun altro. Per Pemika era l'ennesima mossa di scacchi per espandere la Winner Entertainment e spingere il T-Pop nel mercato globale. Per i suoi genitori era l'ennesima medaglia da sfoggiare ai loro ricevimenti.
«Non mi sono mai sentito così convinto di una scelta,» ammise Thame, regalandogli un sorriso vero — uno di quelli radiosi e spontanei che non si concedeva da anni.
Gli sembrava assurdo quanto fosse facile mettersi a nudo davanti a Po.
«Se ci hai riflettuto davvero... allora ti aiuto,» rispose Po. «Hai già deciso quale sarà il tuo prossimo passo?»
«Sì,» annuì Thame. «E tu sei consapevole di quello che dovrai affrontare?»
«Se sarà necessario, parlerò con i tuoi amici al posto tuo… oppure troverò un modo per farti riavvicinare a loro.»
Thame scosse la testa con un mezzo sorriso. «Forse non hai ben chiara la situazione.»
«In che senso?»
«Quello che stiamo per fare è molto più rischioso di quanto immagini. E metterà in pericolo te per primo.»
«Aspetta... cosa vuoi dire?»
«Non mi sono mai ribellato all'azienda prima d'ora. Faranno qualunque cosa per sistemare questo casino. All'inizio diranno alla compagnia coreana che sono malato, per prendere tempo e calmare le acque. Poi pretenderanno di incontrarmi per capire cosa mi sia preso, ma io terrò la bocca chiusa. E quando capiranno di non poter tirare fuori niente da me, cercheranno un capro espiatorio. E il primo a finire nel mirino sarà Jun.»
«Perché proprio Jun?» domandò Po, visibilmente confuso.
«Perché la compagnia lo ha sempre considerato un elemento difficile da gestire. Salta le prove quando gli pare, evita le responsabilità e sa come usare il suo fascino per scivolare via dai guai. Se sospetteranno che ci sia lui dietro questo improvviso cambio di rotta, penseranno che si tratti di un piano orchestrato alle loro spalle.»
«Ma questo... non assomiglia per niente al Jun che ho visto nei video.»
«È molto più astuto di quanto dia a vedere, sia davanti che dietro le quinte,» spiegò Thame. «E credimi, se Jun scopre che non sono su quel volo per la Corea, troverà subito il modo di volgere la cosa a suo favore.»
«Come?»
«Andrà da Pemika e le prometterà di scoprire chi ha scatenato tutto questo caos. In cambio le chiederà di strappare il suo contratto da idol per potersi dedicare solo alla recitazione. E sa già benissimo chi c'è dietro la mia scelta.»
Po impallidì vistosamente. «Vuoi dire… che sospetterà di me?»
Thame scosse lentamente il capo. «Non sarà un semplice sospetto. Capirà subito che sei tu.»
«Cosa?! Come?»
«Prima che tu arrivassi, non mi sono mai comportato così. Poi arrivi tu, e improvvisamente mando tutto all'aria. Secondo te a chi darà la colpa? Andrà dritto da Pemika e pretenderà il tuo licenziamento in tronco.»
Po restò congelato, a fissare Thame con gli occhi sgranati. Mosse le labbra per dire qualcosa, ma non ne uscì nemmeno un filo di voce. L'idea che quella follia potesse travolgere anche il suo lavoro non gli era minimamente balenata per la testa.
«Po,» disse Thame, facendosi più vicino. Il suo sguardo era così intenso da sembrare un contatto fisico. «Non ci avevi pensato, vero?»
Po abbassò la testa, scuotendola lentamente.
«Ti stai già pentendo di avermi detto di sì?»
Nessuna risposta. Po era del tutto immerso nel panico dei suoi pensieri e Thame non riusciva a decifrare cosa gli stesse passando per la testa. Ma sapeva esattamente cosa dirgli per rassicurarlo.
«E se ti dicessi che non devi temere nulla? Che ti proteggerò io e che non lascerò che ti tocchino? Mi aiuteresti lo stesso?»
Po rialzò lo sguardo, dubbioso. «Proteggermi... e come?»
Un sorriso di pura sfida si dipinse sulle labbra di Thame. «Facendo in modo che Jun sia il primo a unirsi al nostro piano.»
«Cosa?!»