Jun sbarrava completamente l'unica via d'uscita. Nel panico, Po si chiese disperatamente dove avesse sbagliato, in quale assurdo dettaglio il piano perfetto di Thame fosse crollato. Ma non ebbe nemmeno il tempo di analizzare la situazione che Jun sfilò il telefono dalla tasca e compose un numero.
«So anche chi ti sta aiutando.»
Un brivido gli corse lungo la schiena.
«Pensavi davvero che quella finta intervista mi avrebbe ingannato?» continuò Jun al telefono, con un tono divertito. «Lavoro in questo ambiente da abbastanza tempo per sapere che ogni clip da copione ha una durata precisa al secondo. La mia doveva durare esattamente due minuti e mezzo. Ma il tuo file sulla telecamera durava poco più di un minuto.»
Lo stomaco di Po si strinse in una morsa. Non aveva minimamente calcolato quel dettaglio. Jun non aveva avuto bisogno di violare i file o guardare le riprese segrete di Thame: gli era bastato leggere le cifre dei timestamp.
«Il che significa che la vostra vera conversazione è avvenuta a telecamere spente,» ridacchiò Jun, assaporando fino in fondo la sua vittoria. «E c'è di meglio. Mancano due numerazioni consecutive. Ci sono state altre interviste che qualcuno ha premurosamente cancellato o spostato su un altro disco.»
Thame aveva calcolato quasi ogni mossa, ma Jun si era rivelato un giocatore ancora più scaltro e diabolico del previsto.
«Stai venendo qui?» domandò Jun con finta ingenuità all'interlocutore, per poi lasciarsi andare a un sogghigno. «Ah, già... dimenticavo. Sei stato bandito dall'edificio. Non farai mai in tempo.»
Il suo sorriso si fece ancora più ampio. «Chissà quanto mi ringrazierà Pemika quando le dirò che sono stato io a scoprire chi c'era dietro a questo piano. Sarò il suo eroe. E stai pur certo che su quel volo per Seul ci salirai, Thame.»
Chiuse la chiamata con un lungo, provocatorio: «Byeeee.»
Poi rinfoderò il cellulare e si piantò di fronte a Po, con quel sorrisetto odioso ancora stampato in volto.
«Aspetta, Jun!» esclamò Po, parlando d'istinto prima di perdere del tutto il controllo. «Non è come pensi tu!»
Jun incrociò le braccia sul petto. «Ah no? Sei l'ultima persona con cui Thame ha parlato prima di mandare all'aria la sua carriera. Se non sei stato tu a mettergli in testa queste idiozie, allora chi è stato? Mick? Impossibile, non gliene importa nulla. Ming o Tae? Non ne avrebbero mai il coraggio. L'unica variabile fuori posto in tutta questa equazione sei tu. Guarda caso, il caos è scoppiato esattamente dal momento in cui sei arrivato tu.»
Po cercò disperatamente una scusa, una menzogna credibile a cui aggrapparsi. Ma di fronte a quella logica schiacciante, dovette arrendersi. Fece un profondo respiro, lasciando cadere ogni difesa.
«Jun, ascoltami. Thame non vuole andare in Corea.»
«Non si tratta di quello che vuole, ma di quello che deve fare!» sbotto Jun, e per la prima volta la sua maschera di arroganza si incrinò, lasciando trapelare una rabbia cieca.
«Perché?» ribatté Po, cercando di reggere il suo sguardo. «Solo per permetterti di diventare un attore? Da quello che ho sentito in giro, non ti hanno nemmeno dato la parte da protagonista in quel film! Non ti converrebbe rimanere nel gruppo? Vi darebbe molta più visibilità e—»
«Tu non capisci!» lo interruppe Jun, con gli occhi che gli bruciavano di un'ostilità disperata. «Non me ne frega niente di me o della recitazione! Si tratta di Thame! Se non parte per la Corea, questo gruppo finirà per distruggerlo definitivamente!»
Distruggerlo?
«Che cosa intendi?» chiese esitante.
Jun abbassò d'un tratto il tono di voce. E dentro quella sfumatura cupa affiorò qualcosa del tutto inaspettato: un dolore puro.
«Thame ti ha mai parlato dei contratti che ha dovuto firmare per tenere in piedi i Mars? Ti ha mai detto che fine farà se rifiuta Seul?»
Po scosse lentamente la testa. Thame non gli aveva fatto il minimo cenno a clausole o penali.
Jun lasciò andare un sorriso amaro. «Ovviamente no. Non l'ha detto a te e non l'ha mai detto nemmeno a noi. Nessuno di noi sapeva un accidente, all'epoca. Nessuno si è mai chiesto davvero perché avesse accettato di debuttare da solo. Ma io l'ho scoperto.»
Fece una pausa prolungata, come se stesse soppesando il peso di quella confessione.
«Sono riuscito a dare un'occhiata al suo contratto. Thame ha rinunciato a tutto. Ogni singolo centesimo che ha guadagnato con i suoi lavori solisti è servito a finanziare la formazione, i debiti e i rientri del gruppo. Si è caricato sulle spalle quattro parassiti che non sapevano nemmeno stare in piedi da soli.»
Po avvertì il veleno nelle sue parole, ma dietro la rabbia c'era un sentimento ben diverso. Il peso di un rimpianto devastante.
«Gliel'avevo detto di non farlo,» proseguì Jun, stringendo i pugni lungo i fianchi. «Gli avevo detto di non sacrificarci per noi. Ma lui non mi ha ascoltato. Era convinto di potersi caricare sulle spalle i sogni di tutti e cinque. E guarda in che condizioni è ridotto adesso. È a pezzi.»
Jun serrò la mascella. «Quando è arrivata la proposta dalla Corea — l'unica clausola che lo avrebbe finalmente sciolto da quel vecchio contratto capestro — mi sono sentito sollevato. Per la prima volta nella sua vita, aveva finalmente la possibilità di pensare a se stesso e salvarsi.»
Avanzò di un passo, azzerando le distanze con Po. «E poi sei spuntato tu. Che cavolo gli hai detto? Come hai fatto a farlo tornare indietro? Aveva l'unica via d'uscita a portata di mano... e invece è tornato di corsa a farsi schiacciare dal peso di tutti gli altri.»
La frustrazione di Jun era palpabile, e solo in quel preciso istante Po comprese fino in fondo per quale motivo Thame lo considerasse la persona più importante della sua vita. Al di là dei cinismi, delle provocazioni e delle bravate, la furia di Jun non nasceva dall'egoismo, ma da un affetto viscerale e protettivo nei confronti di Thame. Po non riuscì a trattenere un piccolo, involontario sorriso. Un gesto che, inevitabilmente, fece saltare i nervi a Jun.
«Che cavolo ti ridi?! Sei diventato matto?»
«No,» rispose Po, scuotendo il capo. «Ho solo capito quanto tieni a Thame… e perché per lui sei una persona così importante.»
«Cosa?» Jun fece un passo indietro, visibilmente spiazzato.
«Tutta questa rabbia, questa sceneggiata... è solo perché ti importa di lui. Vuoi solo proteggerlo.»
«Non me ne frega un cazzo!» sibilò Jun, cercando di ricomporsi, ma il tremore della sua voce tradiva ogni sua difesa. «Smettila di ficcare il naso dove non devi e lascia che Thame salga su quel volo. Se continui così, finiremo tutti col farci male.»
«Ma non avevi detto che volevi che per una volta fosse egoista?» lo incalzò Po. «Rimanere qui e rifiutare la Corea è la scelta più egoista che abbia mai fatto in tutta la sua vita.»
«Egoista?! Sta rifacendo di nuovo tutto questo per gli altri!»
«No, Jun,» lo corresse Po con fermezza. «Lo sta facendo per sé stesso. Thame vuole riunire i Mars non per far un piacere a voi, ma perché è ciò che desidera con tutto il cuore. Sta cercando di rimediare a ciò che sente di non aver fatto come leader. Questo è il suo sogno.»
La durezza negli occhi di Jun sfumò lentamente, sopraffatta dal peso di quelle parole.
«In fondo il tuo migliore amico è diventato egoista, Jun,» aggiunse Po, con una sfumatura quasi giocosa nella voce. «Non hai intenzione di dargli una mano? Dopotutto, mandare all'aria i piani della compagnia e creare il caos è sempre stata la tua specialità, no?»
Jun restò in silenzio, con gli occhi socchiusi, a soppesare il baratro che gli si apriva davanti.
─── ♫ THAME ✦ PO ♫ ───
La sala giochi di quartiere era stata il luogo in cui il legame tra Thame e Jun aveva messo radici. Nessuno dei due ricordava quale fosse stato il primo gioco a cui si erano seduti da ragazzini, ma entrambi sapevano che i simulatori di guida erano la loro vera ossessione. Jun era già piazzato davanti al volante di una delle postazioni quando Thame scivolò sul sedile accanto al suo.
«Alla fine mi hai scoperto,» disse Thame, mentre lo schermo a tubo catodico si illuminava con i colori sgargianti del gioco.
«Pensavi davvero di poter essere più scaltro di me?» ribatté Jun, regalandogli un'occhiata di pura sfida. «Comunque ti riconosco un bel coraggio.»
«Pensavo di essere stato cauto.»
«Se lo fossi stato davvero, non avresti mai coinvolto Po.»
«Non tirare in ballo lui,» lo bloccò Thame con tono serio. «Se devi prendertela con qualcuno, prenditela con me.»
Jun scalò la marcia virtuale con un colpo secco. «Perché non sei salito su quel volo per la Corea?»
«Perché non è quello che voglio,» spiegò Thame, schietto e diretto. «Mi darai una mano a finire quello che abbiamo cominciato?»
Jun non rispose subito. Restò concentrato sulla pista digitale, con la sua vettura che sbandava pericolosamente a filo del guardrail, sul punto di andare fuori controllo.
«Anche se decidessi di assecondare questa tua follia, sappi che sarà un bagno di sangue,» disse infine. «Pepper potrebbe essere il più facile da riagganciare. Nano... beh, Nano non è troppo complicato. Ma Dylan...»
«Ho già parlato con Pepper,» lo interruppe Thame. «Con Nano invece ancora no.»
«E allora partiamo da Nano...»
«No, Jun,» lo fermò Thame. «La prima persona che dobbiamo convincere è Dylan.»
La vettura di Jun sbandò violentemente, schiantandosi contro un muro in un'esplosione di effetti sonori. Si voltò di scatto verso Thame, con gli occhi sgranati e la bocca aperta.
«Sei completamente uscito di testa?! Dylan per primo?! Ma lo sai vero che nessuno ha la più pallida idea di dove sia finito o di cosa stia facendo?!»