Thame non riusciva a mascherare il suo malumore quando Jun varcò la soglia di casa. La tensione nella stanza si poteva tagliare con un coltello e, dopo le sue parole, il silenzio si fece ogni secondo più pesante.
«Ho sistemato la faccenda di Nano. Ho chiesto a Po di parlare con Ming e Tae per organizzare un campeggio tutti insieme. Una volta piantate le tende, lo metteremo alle strette e ci parleremo a quattr'occhi.»
Era difficile stabilire cosa stesse mandando su tutte le furie Thame più di ogni altra cosa: se il fatto che Jun avesse preso una decisione così drastica a loro insaputa, o che si fosse ritagliato un momento da solo con Po per portarlo dalla sua parte.
«Che cos'hanno le vostre facce?» domandò Jun, cogliendo al volo lo scambio di occhiate perplesse tra i presenti.
Fu Pepper il primo a rompere il silenzio. «Siamo soltanto sconvolti per il fatto che tu stia davvero facendo qualcosa.»
«Non basta darsi da fare, bisogna anche usare il cervello,» ribatté Jun, sfoggiando un sorriso intriso di autocompiacimento. «Ho dato un’occhiata alle possibili mete per la gita. E sapete cosa ho scoperto? Che per lo spot pubblicitario con la dolce Khun Kaem servono degli sponsor! All’inizio avevo quasi pensato di metterci la faccia e fare leva sul mio fascino, ma poi mi sono detto che sarebbe stato uno spreco, molto meglio delegare tutto a Po. In fondo è giusto che il nostro agente sotto copertura entri finalmente in azione.»
Dylan lasciò partire un paio di applausi lenti, intrisi di sarcasmo. «Di solito la gente cerca di non vantarsi troppo, ma uno come te…»
«…è un genio degli affari, lo so,» lo interruppe Jun con una smorfia, ignorando deliberatamente l’ennesima frecciatina di Dylan.
«E sentiamo, quando si partirebbe per questo famoso campeggio?» s'intromise Pepper, cercando di stringere i tempi.
«Domani—»
Jun non ebbe nemmeno il tempo di proseguire che Mick aveva già fatto squillare i telefoni di tutti, inoltrando l’itinerario completo nella chat di gruppo. Jun sorrise, visibilmente appagato dal lavoro svolto, e lanciò un’occhiata a Thame in attesa di un cenno di approvazione. Ma Thame lo trafisse con uno sguardo che non prometteva nulla di buono.
«Esattamente… quando avresti parlato con Po?»
─── ♫ THAME ✦ PO ♫ ───
La rabbia di Thame non fece che aumentare quando decise di chiamare Po per farsi spiegare nei dettagli come si sarebbe svolto il piano. A mandarlo fuori di testa non era tanto la logistica del campeggio, quanto il fatto che Po non facesse altro che nominare Jun in ogni singola frase.
«Ho detto a Jun che il profilo Instagram di Nano mi ricorda tantissimo me stesso qualche anno fa,» raccontò Po, stendendosi sul letto mentre continuava a scorrere il feed del ragazzo.
La griglia di foto era un caos colorato di mille passioni diverse: immersioni subacquee, pesca, maglieria fatta a mano, pittura su tela, ceramica e persino corsi di cucina.
«Gli ho anche detto che, se Nano non dovesse riuscire ad aprirsi con il resto del gruppo, me ne occuperò io di persona. Ho la sensazione di capirlo fino in fondo.»
Thame serrò la presa sul telefono, sforzandosi di mantenere un tono neutro. «E cioè? Che vorresti dire?»
«A differenza di Dylan o di Jun, per Nano il problema non sono mai stati i vecchi rancori o il passato. Il suo incubo è il futuro. È come trovarsi davanti a un muro di nebbia e non riuscire a vedere nulla… per questo si aggrappa disperatamente a qualsiasi svago pur di dare un senso alle sue giornate.»
Thame si accigliò, perplesso. «Ma pensavo che i Mars fossero proprio quella certezza. Non è il palco il posto in cui vuole stare più di ogni altro?»
«Troverò la risposta a questa domanda, te lo prometto.»
Per un attimo Thame sentì la morsa al petto allentarsi. Ma la stizza tornò a travolgerlo con ancora più forza quando Po aggiunse, con un entusiasmo fin troppo evidente: «Jun ha già organizzato gli orari in modo che io possa passare un po’ di tempo da solo con Nano durante la gita. È incredibile, non è vero?»
Un sospiro pesante gli sfuggì dalle labbra. «Basta così. Sono stanco. Ci sentiamo.»
E, senza dargli il tempo di ribattere, riagganciò di colpo.
─── ♫ THAME ✦ PO ♫ ───
«Thame è palesemente geloso,» dichiarò Po il giorno seguente, seduto a un tavolo dell’area relax del campeggio mentre mangiava. «Ieri sera è bastato che ti nominassi perché perdesse le staffe e mi riattaccasse in faccia.»
Jun, seduto di fronte a lui, scosse la testa. «Non farti troppe illusioni. Thame non si è mai innamorato in vita sua. Anche se la gelosia gli si presentasse davanti in carne e ossa, non capirebbe cos’è.»
Po si bloccò. «Aspetta un attimo... Ma non mi avevi detto che il suo prototipo ideale sono le ragazze piccole e carine? E adesso te ne esci dicendo che non ha mai provato nulla per nessuno?»
«Avere un ideale estetico e perdere la testa per qualcuno sono due pianeti completamente diversi, genio,» lo rimproverò Jun con un sorrisetto cinico. «Comunque, ti ha riattaccato in faccia semplicemente perché era stanco morto, non di certo per gelosia.»
«Ma io son sicuro che—»
«Lascia perdere. Più cerchi di analizzarlo, più la cosa diventa ridicola. Piuttosto, sei pronto per andare a parlare con Nano?»
Po raddrizzò le spalle, ritrovando la concentrazione. «Sì. Sono pronto.»
Il piano orchestrato da Jun prevedeva un'esilarante sfida di sumo sul prato. Thame, Jun, Pepper e Dylan avrebbero dovuto fare squadra per spingere Nano fuori dal ring, creando il diversivo perfetto per permettere a Po di trascinarlo via e intervistarlo. Al suono del fischio d'inizio, la battaglia prese il via nel cuore di un campo immerso nella natura, con le tende immacolate appena piantate a fare da cornice per lo sponsor. Esattamente come concordato, i quattro si scagliarono in massa contro Nano. Nonostante i disperati tentativi di schivare i colpi, il ragazzo finì inesorabilmente fuori dal perimetro. Po scambiò un’occhiata d’intesa con il resto del gruppo, che riprese subito a giocare, poi accompagnò Nano in un angolo tranquillo, al riparo dagli altri. Nano si lasciò cadere su una sedia pieghevole, attendendo con rassegnazione che Po posizionasse l'attrezzatura di fronte a lui. Appena la luce della telecamera si accese, recitò a memoria il copione fornito dall'agenzia.
«Una persona di talento come P’Thame avrà successo ovunque decida di andare. Continuerò a fare il tifo per lui da qui e sarò sicuramente in prima fila a comprare i biglietti per le sue tappe in Corea.»
«Okay, cut...» intervenne Po, stoppando la registrazione e prendendo il suo iPad. «Adesso vorrei sapere cosa pensi che farà ciascun membro del gruppo dopo lo scioglimento. Ma, soprattutto... tu cosa hai intenzione di fare?»
«Sto valutando di prendere una strada del tutto diversa,» ammise. «Non ho ancora le idee chiare, mi piacciono troppe cose. Cucinare, viaggiare, imparare nuove lingue, fare immersioni... sono tutte passioni che mi prendono molto.»
«In pratica tutto quello che hai pubblicato su Instagram ultimamente,» osservò Po, mostrandogli la griglia dello schermo.
Nano lo fissò con aria diffidente. «Mi stai tenendo d’occhio?»
«Vedendo i tuoi post non ho potuto fare a meno di pensare a una persona che conosco. Qualcuno che ha attraversato una fase di grande cambiamento, buttandosi a capofitto in mille attività diverse... per poi rendersi conto che a muovere tutti quei fili non era l'entusiasmo, ma la paura.»
Nano ammutolì d'un tratto, come se quel paragone gli avesse trafitto un punto scoperto.
«E di cosa... di cosa aveva paura?» domandò con voce incrinata.
«Di fallire. Aveva investito ogni singola energia in un unico obiettivo, convinto che fosse l'unica chiave per costruirsi un futuro. Ma quando le cose non sono andate come previsto... si è ritrovato a brancolare nel buio.»
Riguardando i vecchi video di Nano, balzava subito all’occhio come, fin dal primo giorno da trainee, avesse consacrato ogni fibra del suo essere al sogno dei Mars. Si sfiancava in sala prove senza sosta, affinando ogni movimento e perfezionando la propria tecnica. Ma quando il debutto non aveva portato il successo sperato, Nano si era smarrito molto più degli altri. Da main dancer del gruppo, non aveva mai sentito il bisogno di immaginare un piano B. L’idea di rientrare nel gruppo gli offriva il calore di un rifugio sicuro, ma allo stesso tempo lo terrorizzava. Doveva davvero continuare a dipendere dagli altri? La sua identità era davvero legata indissolubilmente al gruppo? Poteva esistere anche al di fuori di quello? Il gruppo era stato la sua più grande gioia, ma anche la fonte del suo dolore più profondo.
«Se un giorno P’Thame decidesse di piantare tutto e smettere...» mormorò Nano, con le labbra che tremavano visibilmente, «io sarei l'unico a rimanere indietro. L'unico a non saper fare niente.»
Accumulare nuovi hobby era diventato il suo salvagente. L'unico modo per costruirsi una via di fuga e dimostrare a se stesso di potercela fare anche da solo, senza dover pregare che le decisioni altrui gli salvassero la vita.
«Non deve per forza finire in questo modo, Nano.»
«E perché no?» ribatté il ragazzo con amaro scetticismo. «Non importa quante volte rileggi lo stesso libro, il finale rimarrà sempre identico.»
«Thame vuole riscrivere l'ultima pagina insieme a voi.»
Nano lo fissò, spiazzato. «Sei stato tu a convincerlo...?»
Po annuì. «A dir la verità, l'imboscata di oggi l'hanno organizzata i tuoi compagni proprio per poterti parlare. Vogliono davvero inventarsi un finale diverso insieme a te.»
Po riaccompagnò Nano verso il campo base, dove gli altri ragazzi li aspettavano vicino alle tende. Poco prima, aveva messo in giro la voce che Thame e Jun stessero avendo un feroce litigio nel bosco, spingendo lo staff e Mick a correre nella direzione opposta per cercarli, regalando così al gruppo quel momento di solitudine perfetto.
Nano si fermò a qualche metro da loro, mantenendo le distanze. «P’Po mi ha detto di ascoltare quello che avete da dire. Ma vi avviso, non credo che cambierà qualcosa. Non voglio più essere il peso morto che deve dipendere da voi, perché persone come me finiscono sempre per non avere un futuro.»
«E chi ti dice che noi un futuro ce l'abbiamo?» rispose Jun per primo. «Sì, d'accordo, sto recitando in qualche drama, ma lo sai o no che faccio praticamente la comparsa con due battute in croce? Finito questo progetto non ho la minima idea di cosa farò. Probabilmente finirò a friggere pollo con mia madre!»
«E tu credi davvero che io sia diventato un produttore di successo?» s'intromise Dylan. «Scrivo rime su basi underground in locali che puzzano di umidità.»
Pepper si lasciò andare a una risata amara. «E io? Non importa quanto mi sforzi di cantare, per la gente sono solo quello che legge i bigliettini e fa le battute stupide in TV.»
«La verità è che dipendiamo tutti gli uni dagli altri. Dov’è il dramma?» Jun indicò Po con un gesto del capo. «Guarda lui! Pensi davvero che uno che sta cercando di ricominciare tutto da capo abbia la vita sotto controllo?»
Po gli lanciò un’occhiata fulminante, ma finì per annuire. «Jun ha ragione. Nano, sei ancora giovane. Tutti inciampano prima o poi, e abbiamo bisogno di una mano per rialzarci. Non significa che resterai a terra per sempre.»
«Ma non sono quelli talentuosi come P’Thame a farcela sempre e comunque?» mormorò Nano, guardando verso il leader.
Thame fece un passo avanti. «Chi cavolo ti ha detto che ce l'ho fatta? Non sono stato nemmeno capace di tenere insieme il mio gruppo. Ti sembra forse il ritratto di uno che ce l'ha fatta?»
Nano rimase in silenzio, spiazzato da tanta brutale onestà.
«Ascoltami,» continuò Thame. «Se cadiamo, ci rialziamo. E se dovessimo cadere di nuovo, beh… ci sosterremo a vicenda.»
«Tra l’altro,» aggiunse Jun con la sua solita schiettezza, «in questo momento sei tu quello con più possibilità davanti a sé. Più di quante ne abbiamo io, Dylan, Pepper o persino Thame.»
«E poi scusa, sei il nostro main dancer, no?» incalzò Pepper. «Voglio dire, anche Lisa è una main dancer!»
«Sì, ma lei spacca anche nel rap,» ribatté Nano.
«E allora te lo insegno io a rappare, che problema c'è?» si propose subito Dylan.
«Oppure puoi prendere lezioni di canto da Thame. Ti basta aprire quella bocca e chiederglielo,» continuò Jun. «Ma se continui a stare zitto e a scappare ogni volta, come facciamo a sapere cosa ti passa per la testa? Pensi davvero che possiamo leggerti nel pensiero?»
Po rilasciò un lungo sospiro. «Ragazzi, siete qui per convincerlo o per fargli un processo?»
«Un po' tutte e due le cose,» sghignazzò Jun. «Allora, Nano? Che si fa?»
Nano alzò lo sguardo, fissando Thame con timida speranza. «Se... se volessi imparare a cantare davvero... mi aiuteresti?»
Thame sfoderò uno dei suoi sorrisi più luminosi. «Ci puoi scommettere. E iniziamo subito.»
Afferrò la chitarra acustica appoggiata a una sedia e insieme iniziarono a intonare i primi accordi. Da quel momento in poi, Nano non sarebbe più stato visto soltanto come il ballerino del gruppo. I Mars avevano finalmente superato i ruoli rigidi che si erano imposti. Da lì in avanti si sarebbero sostenuti a vicenda, permettendo a ciascuno di esplorare nuove sfaccettature e brillare a modo proprio. Po osservò la scena in disparte e, per la prima volta da quando aveva iniziato quel viaggio, il puzzle dei Mars gli sembrò finalmente completo. Ma la cruda verità era che… mancava ancora l’ultimo tassello.