Pepper aveva capito — fin da quando il gruppo aveva deciso di rimettere mano alla canzone di Dylan, perfezionandola con l’obiettivo di conquistare un Perfect All Kill e dominare ogni classifica — che qualcosa in Thame era cambiato. Da allora, il suo sguardo sembrava cercare costantemente Jun, mentre un’inquietudine appena percettibile si impadroniva di lui ogni volta che quest’ultimo prendeva la parola o cercava di assumere l’iniziativa.
«Hai già parlato con la compagnia per trasformare questa traccia nella nostra carta vincente?» domandò Jun rivolgendosi a Thame. «Non per fare il guastafeste, ma non ho intenzione di consumare tutte le nostre energie solo per scoprire che l’agenzia ti ringrazia per l’ottima visibilità e lascia noi altri a marcire nell’ombra.»
Thame incrociò le braccia al petto, sulla difensiva. «Ti aspetti davvero che ci piazzino davanti un rinnovo contrattuale su due piedi?»
«Non lo do affatto per scontato. Cerco solo di muovermi con prudenza.»
«Se il brano spacca come crediamo,» ribatté Thame, «sarà la compagnia stessa a rendersi conto che i Mars hanno ancora un enorme valore commerciale come gruppo. Le trattative per il rinnovo verranno di conseguenza.»
«Sono d’accordo con Thame,» si intromise Dylan. «Se scopriamo le nostre carte troppo presto, ci scavalcheranno e ci tireranno fuori una traccia concorrente per affossarci. Hanno dalla loro parte tutto il sistema, media, staff, risorse. Noi siamo solo in cinque.»
«Sei, in realtà,» lo corresse Jun con un ghigno. «Non vorrai mica dimenticarti di Po? Ci ha dato una mano enorme.»
«Vero! Sono totalmente d’accordo con P’Jun su questo punto,» gli diede ragione Nano.
Pepper percepì una strana tensione nell’aria. Quando il suo sguardo si posò sul volto teso di Thame, comprese subito che qualcosa di profondo lo stava tormentando. Si avvicinò al leader e gli porse una lattina fresca appena presa dal frigorifero.
«Ti stai comportando in modo strano.»
«Cosa intendi?» borbottò Thame.
«Il tuo atteggiamento verso Jun. È cambiato radicalmente, ben prima del campeggio.»
«Io? Se c'è qualcuno che si sta comportando in modo bizzarro, quello è proprio Jun!»
«Mh?»
«Da quando in qua è diventato così ossessionato dal lavoro di squadra?» sbottò Thame a bassa voce. «Adesso prende decisioni per tutti... e, guarda caso, continua a tirare in mezzo P’Po.»
Non appena quel nome gli scivolò dalle labbra, un tassello fondamentale s'incastrò nella testa di Pepper.
«E chi diamine gli ha dato il permesso di trattarlo a quel modo?» incalzò Thame, stringendo la lattina d'alluminio fino a deformarla tra le dita.
Pepper annuì lentamente, sfoderando un sorriso sornione. «Adesso è tutto chiaro.»
«Chiaro cosa?»
«Diciamo che ho appena inquadrato la situazione da una prospettiva decisamente più interessante.»
«E allora? Sentiamo, cos'è che non va in Jun?»
Pepper scosse la testa. «Non si tratta di Jun, Thame. Si tratta di te.»
Thame inarcò le sopracciglia, sinceramente confuso. «Di me? E io che c'entro adesso?»
«Non ti rendi conto che sei geloso marcio di P’Po?»
«Cosa?!»
«La tua rabbia non c'entra un accidente con quello che fa o non fa Jun,» spiegò Pepper con estrema calma. «Jun sta solo facendo quello che ha sempre fatto. Sei stato tu a trascinare Po in questo caos all'inizio, perché sapevi di poterti fidare di lui. Ma adesso sei furioso per un unico, semplicissimo motivo. Jun gli si sta avvicinando e tu non sopporti di vederlo accanto a qualcun altro.»
Thame aprì la bocca per negare, per smontare quella tesi assurda, ma le parole gli si incastrarono in gola. Era come se avesse improvvisamente perso la capacità di rispondere. Pepper capì di aver colpito il bersaglio in pieno.
«Davvero non ti rendi conto di quanto sia lampante?»
«Ma perché dovrei essere geloso?! Non bisognerebbe... non bisognerebbe essere innamorati per provare gelosia?»
«Quindi mi stai dicendo in tutta franchezza che non ti piace?»
«Io...»
«Sul serio?» lo incalzò Pepper, piegando la testa di lato. «Ci parli di continuo, gli fidi ogni singolo segreto, ti salgono i fumi alla testa se qualcuno gli orbita troppo vicino... e vuoi davvero dirmi che non provi niente per lui?»
Thame tentennò, lo sguardo perso a mezz'aria alla disperata ricerca di una scappatoia. «Beh...»
«Okay, allora abbi il coraggio di ammetterlo. Di’ apertamente che non ti piace. Ma se continui a negarlo e allo stesso tempo ti comporti in questo modo egoista, finirai solo per ferirlo. E a quel punto, Thame, il cattivo della storia sarai tu.»
«Cosa?!»
«Devi fare un po’ di chiarezza dentro di te. Se provi qualcosa per lui, è un conto. Ma se non è così, allora fai un passo indietro e lascialo in pace.»
«Quindi... se mi piace davvero... non finisco per ferirlo?» domandò Thame, con la voce che tradiva un'inaspettata fragilità.
«No. Anzi.»
«E come cavolo faccio a capire se mi piace sul serio o no?»
Pepper sorrise. «Fai esattamente quello che sto per dirti.»
─── ♫ THAME ✦ PO ♫ ───
Quella stessa notte, Thame scivolò fuori di casa come un’ombra, scomparendo nell’oscurità delle strade silenziose. Sapeva che Po si trovava ancora al negozio dello zio Choi, e aveva bisogno di capire una volta per tutte cosa provava per lui. Qualunque fosse stato l’esito, non si sarebbe mai perdonato di fargli del male. Po era diventato una presenza troppo preziosa per rischiare di perderla. Quando arrivò davanti alla sartoria, lo trovò impegnato ad abbassare la pesante saracinesca metallica. Al rumore dei suoi passi, Po si voltò di scatto, sgranando gli occhi per la sorpresa.
«Thame? Che… ci fai qui a quest'ora?»
«Puoi stare fermo un secondo?» mormorò Thame, avvicinandosi a passo lento. «Devo fare una cosa.»
Le parole di Pepper tornarono a riecheggiargli nella mente: «Accorcia le distanze, cercalo, toccalo e ascolta come reagisce il tuo cuore. Se inizia a battere come un tamburo impazzito, allora non ci saranno più dubbi.»
I suoi occhi incontrarono quelli di Po, carichi di una tensione palpabile. Po deglutì a vuoto, incapace di capire quale sarebbe stata la prossima mossa di Thame. Quando si trovò a un soffio da lui, Thame non si fermò. Allungò la mano e intrecciò le dita con le sue, ma non gli bastò. Non ancora. Si fece ancora più vicino, annullando ogni distanza finché i loro petti quasi si sfiorarono, lasciando che solo il calore dei loro respiri facesse da barriera. Gli occhi di Thame vagavano senza tregua, passando dalle labbra di Po al suo sguardo, per poi tornare ancora una volta su quella bocca che sembrava attirarlo senza scampo. Si morse il labbro inferiore, combattuto tra il desiderio di colmare quella distanza e la paura di fare un passo che non avrebbe più potuto ritirare. Ma invece di colmare quell’ultimo millimetro con un bacio, appoggiò con delicatezza la propria fronte contro quella di Po. Fece scivolare lentamente la mano libera lungo la sua nuca, lasciando che il pollice accarezzasse appena la pelle nuda del collo. E fu proprio in quel momento che lo sentì. Il suo cuore batteva forte, fuori controllo, come se avesse finalmente trovato la risposta che cercava da tempo. Quello non era il battito di chi non provava nulla. Era il battito di chi, per la prima volta, stava prendendo coscienza di essersi innamorato.