A: Khun Pawat Nuenganan.
Oggetto: Esito del colloquio per la posizione di Assistente Direttore.
Gentile Khun Pawat Nuenganan,
La ringraziamo per il tempo che ci ha dedicato e per l'interesse dimostrato nei confronti della nostra azienda. In seguito a un'attenta valutazione del suo profilo e delle sue qualifiche, siamo spiacenti di informarla che non potremo proseguire con la sua candidatura per il ruolo di Assistente Direttore. Siamo certi che troverà presto un’opportunità all'altezza delle sue competenze e le auguriamo il meglio per il suo futuro professionale.
Cordiali saluti,
Dipartimento Risorse Umane Emer Entertainment.
«Ugh...»
Un lungo sospiro sfuggì dalle labbra di Po mentre posava il telefono sul grande tavolo, coperto da un tessuto a motivi tradizionali ormai consumato dal tempo. Fissò con sguardo assente la vetrina del negozio di abiti d'epoca in cui lavorava part-time, immerso tra arredi in legno di rovere, sopraffatto dallo sconforto. Quella era la ventitreesima email di rifiuto. L'idea di trovare un impiego stabile a tempo pieno gli sembrava ormai un miraggio inafferrabile.
«Niente da fare con il lavoro?» gli domandò lo zio Choi, il proprietario sessantenne, mentre sistemava con cura un abito su un manichino. «Cos'è successo stavolta? Non ti sembravano convinti?»
«Forse non ho risposto come volevano alla domanda su quei tre anni di buco nel curriculum.»
«Cosa gli hai detto?»
«Ho semplicemente detto la verità.»
Lo zio Choi lo squadrò con uno sguardo carico di disapprovazione.
«Che c'è? Perché mi guardi così? Mica potevo mentire! L'onestà non dovrebbe essere fondamentale quando si lavora?»
«Lo è,» rispose lo zio Choi con un ago stretto tra le labbra. «Ma non per il tipo di posto che stai cercando tu.»
Po si bloccò, incrociando per un istante gli occhi dello zio per cercare di cogliere il senso di quella frase.
«Passami dei gessetti e qualche spillo,» lo interruppe lo zio Choi, cambiando subito discorso.
Subito dopo, il vecchio iniziò a lamentarsi del cibo, dei dolori alle ginocchia che peggioravano di giorno in giorno e della vista calante, finendo per sgridare Po per avergli passato un filo del colore sbagliato. Po gli rispose a tono, scherzando sul fatto che, a dispetto dei problemi agli occhi, lo zio Choi ci vedesse comunque meglio di lui che aveva una vista perfetta. Siam Suits, la sartoria dello zio Choi, era un'attività di famiglia che affondava le radici ai tempi di suo nonno. Lo zio Choi amava raccontare di come il patriarca fosse arrivato da Shantou a bordo di una nave a vela, con in tasca niente di più che un paio di forbici, e di come avesse messo da parte ogni singolo spicciolo pur di aprire il negozio. Per le tre ore successive, lo zio non fece altro che vantarsi di quando aveva preso in mano le redini dell'attività, diventando il sarto più affascinante della città e attirando sciami di giovani donne fuori dalla vetrina. Po, tuttavia, nutriva forte perplessità su quest'ultima parte, considerando che la sartoria confezionava esclusivamente abiti da uomo.
Alle sette di sera arrivò l'ora di chiusura. Po tirò giù le serrande metalliche e serrò la porta in vetro. Già da metà pomeriggio lo zio Choi non aveva fatto altro che sbadigliare: in passato gli aveva confessato che, con l'età che avanzava, fare tardi era diventato un supplizio, anche se buttarsi giù dal letto all'alba gli veniva ancora naturale. Po non riusciva a capirlo. Lui era ancora nel fiore degli anni e, da tre anni a quella parte, la sua vita vera cominciava soltanto di notte. Ai tempi dell'università, i suoi compagni erano certi che avrebbe fatto faville nel mondo della produzione. Durante gli studi Po eccelleva in tutto—dalla regia al montaggio, fino alla grafica—e aveva persino vinto un festival di cortometraggi. Subito dopo la laurea era stato ingaggiato con uno stipendio che i suoi coetanei si sognavano. Eppure, appena otto mesi dopo, aveva piantato tutto e da allora non aveva combinato più nulla di rilevante. Niente corsi di specializzazione. Nessun viaggio da incubo o avventura mozzafiato da sfoggiare durante le cene. Nessuna grande responsabilità familiare a fargli da zavorra. A parte dare una mano a Baifern con la gestione della fanbase dei Mars, la vita di Po si riduceva a due sole cose: il lavoro part-time in sartoria, che gli portava via pochissimo tempo, e...
«Ecco a te,» disse Tile, il proprietario del chiosco di panini da cui Po andava ogni giorno, allungandogli due panini.
«Uhm...» Po esitò, ricordando perfettamente di averne ordinato soltanto uno.
«Come al solito,» aggiunse Tile con la disinvoltura di chi va in automatico.
In effetti, per tre anni interi Po aveva sempre ordinato due panini: uno bacon e verdure e l'altro al tonno.
«Ma...» provò a protestare Po, ma Tile lo ignorò completamente.
«Sono centoventi baht.»
Po pagò a malincuore, chiedendosi come diavolo avrebbe fatto a finire due panini da solo.
«Allora, come procede la caccia al lavoro? Trovato niente?» gli chiese Tile.
«Ancora nulla.»
«Ascolta quello che sto per dirti. Lascia perdere il posto fisso. Oggi come oggi devi metterti in proprio, aprire qualcosa di tuo!»
Po alzò lo sguardo, convinto che stesse per proporgli di fare il franchising del suo chiosco, ma si sbagliava.
«Guarda qui», Tile gli piazzò sotto gli occhi lo schermo del telefono: c'era il video di un giovane imprenditore che presentava una nuova funzione per un'app di montaggio video popolarissima tra i ragazzi. «Lui è Earn, il fondatore di EarnChop.»
Po sbatté le palpebre, fissando il suo coetaneo che presentava con entusiasmo travolgente le ultime novità della propria app.
«Incredibile, vero? Si è appena laureato, ha messo tutto se stesso nello sviluppo di questo progetto e ha raccolto milioni di finanziamenti. Il logo, il brand... ogni singolo dettaglio è curato nei minimi particolari.»
«Ah... già.»
«Ci ha messo anni, ha affrontato mille difficoltà da solo, ma guarda dove è arrivato adesso. Sta persino per pubblicare un libro per spiegare come ce l'ha fatta. Dovresti leggerlo, magari ti dà la carica giusta!»
«Uh... sì, certo. Grazie. Ora vado,» disse Po, infilando i due panini nel sacchetto di carta con il logo LOAF stampato di lato.
Tornato a casa, Po accese la luce del suo appartamento, posò il cibo sul bancone della cucina e si lasciò cadere su una sedia. Le parole di Tile gli rimbombavano ancora nella testa. Earn ha creato tutto da solo. Attorno a lui, però, i resti di EarnChop erano ovunque: bozze del logo sparse sul tavolo, merchandising, vestiti, una tazza spaiata. Perfino quel secondo panino al tonno non era per lui, ma il preferito di Earn. Negli ultimi tre anni Po aveva prosciugato ogni sua energia per costruire il successo di Earn, disegnando il logo, lavorando allo sviluppo dell'app, convinto che il futuro di Earn sarebbe stato anche il suo. Solo alla fine si era reso conto che niente di ciò che riguardava Earn gli era mai appartenuto davvero.