Thame, il leader dei Mars, ripeteva in ogni intervista, affiancato dai suoi compagni, che il loro successo non era merito di una sola persona, ma dell’intero gruppo. Ognuno di loro aveva un ruolo fondamentale e contribuiva, a modo suo, a ciò che avevano costruito insieme. Era orgoglioso di ciò che la gente pensava di loro e non perdeva mai occasione per ringraziare i ragazzi che gli erano rimasti accanto, nonostante tutto. Insieme avevano superato innumerevoli difficoltà, dal giorno del loro debutto fino ad allora. I Mars erano ormai il gruppo del momento e, instancabili, presenziavano ovunque: dai lanci di prodotti agli show televisivi, dai brand di alta moda fino ai cartelloni pubblicitari in ogni angolo della città. Ciascuno di loro aveva la propria strada: Jun era impegnato sul set di una serie televisiva, Pepper conquistava il pubblico nei panni di conduttore televisivo e Nano sbalordiva tutti in talent show sulla danza. Dylan si dedicava alla produzione musicale per altri artisti, mentre Thame alternava i suoi impegni da solista alle esibizioni negli eventi nazionali più prestigiosi.
I Mars erano diventati l'emblema di una nuova generazione, un modello di riferimento persino per gli idol con più esperienza. Qualsiasi brand aspirasse a vendere doveva assolutamente averli come ambasciatori. La loro fanbase cresceva a dismisura, generando profitti stellari per la Winner Entertainment, la potente etichetta discografica che li gestiva. Avevano persino oscurato gli Ice, un tempo gli artisti di punta dell'agenzia. Si vociferava che avrebbero potuto dominare le scene per altri dieci anni, ma chi conosceva davvero la realtà sapeva che le cose stavano ben diversamente.
Dream to Mars.
Era questo il titolo scelto per il loro grandioso concerto, ideato da Khun Pemika—la proprietaria dell'etichetta—durante una riunione con il team creativo. L'evento, previsto di lì a sei mesi, sarebbe stato annunciato a breve. Nelle stanze dell'agenzia si lavorava senza sosta. Ogni dettaglio veniva curato nei minimi particolari: dal layout del palco alle luci, dai costumi di scena fino alla scaletta dei brani. Nulla era lasciato al caso, dalle esibizioni soliste di Thame ai giochi dedicati ai fan, fino ai video promozionali per i maxi-schermi. Mancava solo una persona che si occupasse di girare il documentario dietro le quinte e, Mick, il responsabile del dipartimento creativo nonché manager del gruppo, si fece avanti per prendersi l'incarico. Sulla carta era una responsabilità enorme, che richiedeva occhio e discrezione.
«Non sarà per niente facile,» commentò Mick con aria grave, «ma con la mia esperienza posso gestirlo senza problemi.»
I suoi assistenti, Ming e Tae, si scambiarono un'occhiata d'intesa. Sapevano benissimo che il compito non era poi così difficile: Mick, come al solito, si era accaparrato l'impegno più comodo. Gran parte delle sue giornate lavorative scorreva tra sbadigli, un cartello "Non disturbare" appeso alla porta dell'ufficio e pisolini strategici. Si lamentava in continuazione di quanto fosse sfiancante gestire una band di quel calibro, anche se tutti sapevano che, in realtà, i Mars si gestivano praticamente da soli. Dietro le quinte, gli stylist ritoccavano a ritmi frenetici il trucco e i capelli dei ragazzi, mentre lo staff allungava loro bottigliette d'acqua e sistemava i microfoni ad archetto. Tutti e cinque erano pronti a conquistare il palco sulle note della loro hit “All I Need”.
Indossavano eleganti abiti neri, ognuno impreziosito da dettagli unici che rispecchiavano la personalità di chi lo indossava. Thame, il cantante principale, emanava un'eleganza innata, fatta di calma e raffinatezza. Jun, la voce di supporto, sfoggiava un'energia solare e spensierata. Dylan, il rapper, portava sul palco un'attitudine ribelle e grintosa. Pepper, il membro più versatile del gruppo, si mostrava sempre professionale e impeccabile, mentre Nano, il ballerino principale e il più giovane del gruppo, sprigionava un mix irresistibile di talento e dolcezza. Non appena le prime note riempirono l'arena, il pubblico esplose in un boato sordo, intonando i cori. Sul palco, i cinque membri si muovevano con una sincronia perfetta. Le note alte di Thame, in particolare, strapparono brividi a tutta la platea. Tra le urla e i flash, mentre i ragazzi riprendevano fiato assaporando il calore della folla, un coro si alzò nitido sopra tutti gli altri.
«OT5! OT5! OT5!»
Una promessa di fedeltà assoluta al gruppo al completo. Il simbolo del loro legame indissolubile. Ma, dentro di sé, tutti e cinque conoscevano la verità. Il concerto Dream to Mars non sarebbe stato la celebrazione del loro successo, né il suggello della bella favola raccontata da Thame nelle interviste. Sarebbe stato il punto di arrivo. La fine dei Mars. Quel successo travolgente stava per spalancare a Thame le porte per il tanto sognato debutto solista in Corea del Sud. Il leader stava per volare via, lasciando indietro i suoi quattro compagni, che da quel momento in poi avrebbero dovuto raccogliere i cocci e ricominciare tutto da capo.