Po si era promesso che non avrebbe mai più incontrato qualcuno come Earn. Qualcuno capace di voltare le spalle a chi gli era stato accanto non appena assaporava il minimo successo, del tutto cieco al dolore di chi lo aveva sostenuto fin dal primo momento. Era convinto che un'esperienza del genere non si sarebbe più ripetuta—almeno, non fino a quel giorno.
«Ehi, Po!» Baifern irruppe nella sartoria, facendo piombare un curriculum sul bancone davanti a lui. «Ti ho trovato un nuovo lavoro! È perfetto per te. Uno dei miei clienti cerca personale e sono sicura che questa posizione ti calzi a pennello. Ah, e non preoccuparti per il curriculum, l'ho già sistemato e inviato direttamente a loro. Ecco leggilo!»
Po si chinò a leggerlo: il suo nome svettava in cima, scritto in modo impeccabile, seguito da studi ed esperienze lavorative. Dei tre anni di vuoto nella sua carriera non c'era alcuna traccia. Al loro posto, il documento dichiarava orgogliosamente che aveva trascorso tutto quel tempo lavorando nel settore della moda.
«Moda? Ma di che moda stai parlando?»
«Di questa!» Baifern allargò le braccia con un gesto teatrale, indicando la vecchia sartoria in cui lavorava. «Vorresti dire che questo non è moda?»
«Non è affatto la stessa cosa!» protestò Po. «E poi, scusa, perché ti sei messa a riscrivere il mio curriculum?»
«Perché questo lavoro ne vale davvero la pena, credimi. Voglio vederti diventare il direttore che hai sempre sognato di essere.»
Po tornò a fissare il foglio che gli aveva rifilato, la perplessità dipinta in faccia. «E quest'altra storia del video da un milione di visualizzazioni? Quando avrei fatto una cosa simile?»
«Come non ricordi? Hai girato il video per il mio studio... ed è andato benissimo!»
«Ma ti sembra che sia la stessa cosa?»
«Oh, piantala. Lo vuoi questo lavoro o no? Se avessi scritto la pura verità, pensi davvero che ti avrebbero preso? Credi che gliene importi qualcosa a qualcuno del fatto che hai passato anni a fare da tuttofare al tuo ex, servendogli il cibo e disegnandogli il logo solo per farlo sfondare?»
Po sussultò come colpito, ma Baifern tirò dritto senza pietà.
«Ai Po, voglio davvero vederti con un buon lavoro, questa volta. E poi diciamocelo, le tue capacità non sono mai state mediocri, okay? È solo che quel farabutto di Earn ti ha fregato. Questa è la tua occasione per diventare direttore. Voglio che riparti da zero, che ti lasci tutto alle spalle e che gliela fai pagare. Gli devi far capire quanto è stato idiota a scaricarti!»
«Sì, ma... inventarsi le cose così non mi sembra affatto corretto.»
«Ti farà ottenere il lavoro. Ed è l'unica cosa che conta.»
Po esitò, visibilmente combattuto. Zio Choi, che fino a quel momento aveva ascoltato in silenzio dall'angolo della stanza, si decise finalmente a intervenire.
«Se ti assumono e fai bene il tuo lavoro, se dimostri di valere fino all'ultimo centesimo che ti pagano... allora va bene, Po. Credi di farcela?»
Po non ne dubitava nemmeno per un secondo. Se c'era una cosa di cui era certo, è che ci avrebbe messo l'anima.
«Senti, se proprio ti senti in colpa, puoi sempre accettare uno stipendio un po' più basso,» aggiunse Baifern, ammorbidendo leggermente il tono. «Ma hai bisogno di un punto da cui ripartire. È ora che inizi a combinare qualcosa per te stesso!»
Non aveva torto. Po rimase in silenzio per un istante, poi fissò il curriculum sul bancone.
«Per questo ruolo da direttore... di che tipo di progetto si tratterebbe?»
─── ♫ THAME ✦ PO ♫ ───
Po era seduto di fronte a Mick, del tutto ignaro del fatto che quel "per te stesso" pronunciato da Baifern non valesse solo per lui, ma anche per lei. La posizione in ballo, infatti, era la regia di un documentario sui Mars, la boyband del momento. Ora ogni pezzo del puzzle andava al suo posto: Baifern lavorava per un'agenzia pubblicitaria che aveva tra i suoi clienti principali proprio la Winner Entertainment, la colossale società di management dei Mars. Era ovvio che avesse intercettato la notizia dell'offerta di lavoro durante una riunione con loro. Quel posto non era solo una boa di salvataggio per la carriera di Po, ma anche un'esca perfetta per permettere a Baifern di allungare le mani su qualche informazione riservata. Mick sfogliò il curriculum con svogliata rapidità, limitandosi a un paio di domande di rito. Ciò che gli premeva davvero era capire quanto Po ne sapesse sul conto dei Mars. Po gli diede risposte misurate, senza lasciar trasparire che quel po' che sapeva lo doveva unicamente allo studio di Baifern. Gli aveva raccomandato di non farne parola: la Winner era tristemente nota per la tolleranza zero verso i fan che tentavano di infiltrarsi nello staff. E poi, a dirla tutta, Po non si considerava affatto un loro fan—anche se non si poteva certo dire lo stesso della sua amica.
«Il tuo portfolio è davvero notevole. E dato che non sei uno di quei fan che farebbero di tutto pur di intrufolarsi, direi che il posto è tuo.»
Po faticava quasi a crederci. Aveva davvero ottenuto il lavoro, per quanto la strada scelta per arrivarci continuasse a lasciargli un retrogusto amaro in bocca. Mick lo guidò a ritirare il badge aziendale: il primo tesserino con il suo nome da tre anni a quella parte. Po rimase a fissarlo per qualche secondo, sentendo una stretta d'orgoglio scaldarli il petto. Stava per lavorare per la Winner Entertainment, un colosso che occupava un intero grattacielo. Ogni piano pullulava di vita: dalle aule per i tirocinanti agli uffici per gli artisti, passando per i reparti di contabilità, legale, management, produzione musicale e creatività, fino ad arrivare alle zone relax e agli studi di registrazione per radio e TV. Senza troppi convenevoli, Mick gli mise una macchina fotografica tra le mani e gli annunciò che avrebbero iniziato immediatamente. Aggiunse anche che, in caso di trasferte, avrebbe potuto disporre dell'auto aziendale, a patto di saper guidare. Po annuì senza esitare.
«Quindi... comincio già adesso?» chiese Po, con un filo d'incertezza nella voce.
«Esatto,» confermò Mick. «Il tuo compito è seguire i ragazzi e documentare tutto fino al loro ultimo concerto, prima dello scioglimento. Thame, il leader, ha ottenuto un contratto per debuttare in Corea, quindi non c'è più niente da fare, i Mars dovranno prendere strade diverse.»
Po si bloccò. Senza accorgersene, il suo sguardo andò a posarsi sul volto di Thame, che lo fissava sicuro di sé da un enorme poster nel corridoio.
«Beh, d'altronde funziona così,» aggiunse Mick con gelida indifferenza. «Un gruppo è solo un trampolino di lancio per chi punta in alto. È capitato che Thame fosse quello con più talento e visibilità. Ha fatto solo bene a cogliere l'occasione e andarsene.»
«E tutti gli altri?» sbottò Po.
Mick rispose secco, senza nemmeno voltarsi. «Vengono lasciati indietro.»