Po non sapeva come spiegare a Baifern che il suo gruppo preferito non sarebbe durato altri quattro o cinque anni. D’altronde, lei non era il tipo da impicciarsi di segreti aziendali. Gli avrebbe semplicemente detto che non era professionale e, subito dopo, lo avrebbe tempestato con le uniche domande che le interessavano davvero: I ragazzi sono belli dal vivo? Come sono nella vita di tutti i giorni? Si vogliono bene come sembra?
Eppure, Po non trovava il coraggio di dirle la verità. Afferrò la macchina fotografica e si diresse verso il camerino. Gli bastò un solo sguardo per capire che i Mars erano ben lontani dall’essere il gruppo affiatato che mostravano davanti alle telecamere. Dietro le quinte, la frattura era evidente: da una parte c’era Thame, dall’altra gli altri quattro. Thame era costantemente al centro dell’attenzione, circondato da truccatori, parrucchieri, stylist e perfino dal manager, impegnato a impartirgli istruzioni. Gli altri, invece, sembravano quasi invisibili. Jun era sdraiato sul divano a giocare col cellulare; Dylan, con le cuffie sulle orecchie, era completamente immerso nella sua musica; Pepper sfogliava il copione di un altro progetto, mentre Nano si lasciava trasportare dal ritmo di una canzone di un altro artista.
«Comincia intervistando Thame. Tra pochi giorni partirà per la Corea,» gli disse Mick. «Poi fai un giro anche dagli altri. Io sono sommerso di lavoro.»
Con uno sbadiglio, Mick si lasciò cadere su un divano libero e si stese per concedersi un pisolino. Po sollevò un sopracciglio, chiedendosi cosa facesse davvero quell’uomo oltre a dormire. Poco dopo, una ragazza più o meno della sua età si avvicinò.
«Ciao, mi chiamo Ming, e lui è Tae,» si presentò, indicando un collega con un paio di occhiali dall’aria tranquilla. «I ragazzi stanno registrando un video promozionale e finiranno verso le sette. Tu assicurati di intervistare prima Thame. Hai già il copione?»
«Uhm... non ancora.»
«Ci avrei giurato,» sospirò Ming, scuotendo la testa in direzione di Mick, che ormai russava beatamente.
«Ci penso io. Te lo mando subito via e-mail,» intervenne Tae con un sorriso. «Dimmi il tuo indirizzo.»
Mentre Po glielo dettava, Ming aggiunse: «Adesso noi dobbiamo parlare con il team dello show, ma nel frattempo puoi fare conoscenza con i ragazzi o scambiare due chiacchiere informali. Non sono tipi timidi.»
Quando i due si allontanarono, Po li sentì bisbigliare qualcosa sul fatto che forse una secchiata d’acqua sarebbe bastata a svegliare Mick. Trattenendo un sorriso, si avvicinò agli altri quattro membri del gruppo per presentarsi. Lo accolsero con gentilezza, ma prima che la conversazione potesse prendere il via, una voce dello staff risuonò nel camerino.
«Thame è pronto! Possiamo andare!»
I quattro si scusarono e raggiunsero il compagno. Guardandoli camminare al suo fianco, Po percepì ancora una volta l’enorme distanza che separava Thame dal resto del gruppo.
«Posso avere dell’acqua?»
La voce di Thame riecheggiò nella stanza. Mentre alcuni membri dello staff si affrettavano a cercargliene una, Po notò una bottiglia ancora sigillata lì vicino e gliela porse. Thame lo guardò, abbassò gli occhi sul tesserino che portava al collo e poi tornò a fissarlo. Non fece nemmeno un gesto per prendere la bottiglia.
«Chi ti ha detto di darmi questa?»
Prima che Po potesse rispondere, Ming arrivò di corsa con una bottiglia d’acqua minerale. «Scusa, Thame! È il suo primo giorno, non lo sapeva. Ecco la tua.»
Thame prese la bottiglia, ne bevve un sorso e rivolse a Po uno sguardo carico di disapprovazione.
«Perché non fanno una selezione più rigorosa?» borbottò, prima di allontanarsi.
Po capì all’istante che la situazione era partita con il piede sbagliato.
─── ♫ THAME ✦ PO ♫ ───
Alle sette in punto preparò la macchina fotografica. Senza un treppiede avrebbe dovuto reggerla per tutta l’intervista, ma la cosa non gli dispiaceva. Rilesse con attenzione il copione, deciso a non commettere il minimo errore. Aveva già capito che Thame non fosse affatto il tipo disposto a chiudere un occhio. Si fecero le sette e mezza, e del ragazzo non c'era ancora nessuna traccia. Po mandò un messaggio a Tae, il quale gli rispose che Thame se n'era andato da un pezzo e che gli era stato detto di raggiungerlo. Eppure la stanza era vuota, Thame non si era presentato. Non avendo il suo numero, Po provò a chiedere a Mick, ma quest'ultimo non si degnò nemmeno di visualizzare.
Non c’è da stupirsi, pensò con amarezza. Uno come lui, abituato a essere sempre al centro dell’attenzione, ottiene tutto ciò che vuole. Tutti gli girano intorno pur di accontentarlo. Perché dovrebbe preoccuparsi dei problemi che crea agli altri? È troppo importante per perdere tempo con certe cose. Ha persino voltato le spalle ai suoi compagni per inseguire il successo personale… perché mai io dovrei aspettarmi un trattamento diverso?
Alle otto e un quarto, Thame fece finalmente il suo ingresso. Non indossava più gli abiti di scena, ma una tuta comoda dai pantaloni larghi. Si sedette davanti all'obiettivo e Po sollevò rapidamente la fotocamera, avviando la registrazione.
«Buonasera, Thame. Sono—»
«Facciamola breve,» lo interruppe Thame, senza nemmeno lasciargli il tempo di presentarsi.
Po represse un sospiro di frustrazione e passò subito alla prima domanda. «Puoi parlarci dei tuoi compagni di gruppo?»
Thame rimase in silenzio, fissando l’obiettivo. Dopo qualche istante, però, il suo sguardo si spostò oltre la lente, andando a posarsi direttamente su Po.
«Ehm…» Po esitò, riprovandoci. «Puoi parlarci dei tuoi compagni?»
Ancora nessuna risposta. Thame continuava a guardarlo con un’espressione indecifrabile.
«Thame… non avevi detto che volevi farla breve?»
«Quando l'ho detto non mi riferivo all’intervista.»
Po aggrottò la fronte, cercando di capire.
«Al fan meeting al Winner Hall eri vicino all’uscita, proprio un attimo prima che salissi in macchina,» disse Thame, incurvando appena le labbra in un sorriso carico di scherno.
Lo stomaco di Po si contrasse. Ricordava benissimo quel giorno. Baifern lo aveva implorato di girare qualche video dei Mars e lui si era sistemato esattamente nel punto da cui Thame l’aveva visto.
«Sei un fan che è riuscito a infiltrarsi nello staff, vero?»