Thame si sistemò meglio sulla sedia, cercando una posizione più comoda prima di riprendere a parlare.
«Quel giorno c'erano telecamere ovunque e una di queste ti ha ripreso. Questo video è la prova schiacciante che sei solo un fan infiltrato.» Estrasse una chiavetta USB dalla tasca e gliela mostrò. «Hai due sole possibilità. O ti dimetti di tua iniziativa, oppure consegno questa a Khun Pemika e mi assicuro che ti licenzino.»
Fu allora che Po capì dove fosse finito Thame durante quell’ora e un quarto di ritardo. Non aveva perso tempo, ma aveva raccolto prove sufficienti per metterlo nei guai.
«Thame, ascoltami. Non è come pensi.»
«Ah, no?» ribatté lui. «Allora spiegami chi c’era al tuo posto quel giorno. E dimmi anche quante informazioni sei riuscito a raccogliere sul mio gruppo.» Mentre parlava, ridusse la distanza tra loro.
«Ti sbagli! Lasciami spiegare. Non sono un fan, te lo giuro…»
«Credo che tu stia parlando con la persona sbagliata. Le spiegazioni dovresti darle direttamente a Khun Pemika.»
Con un gesto brusco, Thame gli strappò la fotocamera dalle mani. Po abbassò istantaneamente lo sguardo sulle proprie mani, rimaste vuote, per poi rialzarlo su Thame, che gli fece cenno di consegnargli anche il badge.
Davvero sarebbe finita così? Licenziato su due piedi… e proprio per mano sua?
«Dammi il badge. Non permetterò che qualcuno come te rovini questo gruppo. Non ho sacrificato tutto per i Mars solo per vederli distrutti dal primo sasaeng che decide di infiltrarsi nello staff.»
Po rimase immobile, come se il peso di quelle parole lo avesse inchiodato al pavimento.
«Perché mi guardi così?»
«È ironico,» rispose Po.
Sul volto di Thame affiorò un’espressione confusa.
«Dici di voler proteggere il gruppo. Dici di aver sacrificato tutto per i Mars e di non volerli vedere distrutti da qualcuno come me. Ma la verità è che sei proprio tu quello che li sta facendo a pezzi.»
«Che diavolo stai dicendo?»
«Smettila di fingere che ti importi della reputazione del gruppo. Non è quello che ti spaventa davvero. Quello che ti spaventa è che venga macchiata la tua immagine. Hai paura che qualcuno scopra quanto sei egoista. Sei il classico tipo che, appena ottiene più successo degli altri, si dimentica di chi è rimasto indietro, di chi ha dei sentimenti. Non ti importa nulla di loro. Metti la tua carriera davanti a tutto… perfino davanti alle persone che hanno condiviso il tuo stesso cammino.»
Po conosceva fin troppo bene quella realtà, meglio di chiunque altro. Thame non era affatto diverso da Earn. E gli altri membri del gruppo erano esattamente come lui: abbandonati a se stessi, ignorati, messi da parte. E poi, quando provavano a rialzarsi, arrivava sempre qualcuno come Thame a calpestarli di nuovo.
«Dimmi una cosa…Come ci riesci? Come fai a voltare le spalle a chi ti è rimasto accanto per anni? A pensare soltanto a te stesso e cancellare tutto quello che avete vissuto insieme? Ti rendi conto di quanto faccia male essere lasciati indietro? Arrivare a chiedersi se tutti quegli anni abbiano significato qualcosa… o se siano stati soltanto una bugia?» Po incrociò lo sguardo di Thame e affondò il colpo definitivo. «Sei solo un egoista.»
«Non hai alcun diritto di parlare di me in questo modo. Non sai niente della mia vita.»
«Al contrario. So esattamente che tipo di persona sei, e so bene cosa significa essere lasciati indietro.»
Thame scattò verso di lui, con la voce incrinata e le lacrime sul punto di tradirlo. «E tu credi che chi se ne va non soffra? Credi davvero che sia stato facile arrivare a questo punto? Chi resta ha tutto il tempo per elaborare il dolore, per imparare a conviverci, ma anche chi se ne va soffre. E, a volte…soffre persino di più.»
Si voltò e se ne andò, lasciando Po immobile, senza parole e completamente svuotato.
─── ♫ THAME ✦ PO ♫ ───
Po sedeva in silenzio alla scrivania. Non aveva più la macchina fotografica né il badge. Non gli era rimasto più nulla. Lo schermo del telefono si accese all'arrivo di un messaggio di Baifern.
Com’è andato il primo giorno? Hai qualcosa di interessante da raccontare? Hai visto i Mars dal vivo? Sono affascinanti come sembrano? E sono davvero così uniti? Ma soprattutto… hai visto Pepper?!
Po fissò il messaggio senza sapere cosa rispondere. L’unico pensiero che continuava a tormentarlo non riguardava il gruppo, ma le parole pronunciate da Thame. Dopo qualche istante di esitazione, chiamò Baifern.
«Ehi, Baifern... Tu sai quanto fa male lasciare qualcuno?»
«Ma di che parli? Earn ti ha cercato di nuovo?»
«No, non c'entra lui. È una cosa che ha detto una persona... e non riesco a smettere di pensarci.»
«Non ne ho idea,» ammise lei. «Ma se ci tieni davvero a capirlo, perché non lo chiedi direttamente a questa persona? Solo lei può darti una risposta.»
Po abbassò lo sguardo. Aveva ragione. Se voleva capire davvero, doveva chiedere a chi quelle parole le aveva pronunciate.
«Comunque… di chi stai parlando?»
Po non rispose e riagganciò. Si alzò e si mise a cercare Thame ovunque. Setacciò le sale prove, il parcheggio, le aree relax dell'edificio, ma sembrava svanito nel nulla. Stava quasi per arrendersi quando notò una porta antincendio socchiusa. La spinse e salì i gradini fino al tetto. Davanti a lui, lo skyline di Bangkok si estendeva in un mare di luci, simili a stelle cadute sulla città. Vicino al parapetto c’era Thame. Aveva ancora tra le mani la macchina fotografica e il badge di Po. Non si accorse del suo arrivo. Era completamente assorto nello schermo della fotocamera. Po riconobbe subito quel video. L’aveva registrato lui stesso poche ore prima, durante una pausa, mentre Jun, Dylan, Pepper e Nano scherzavano tra loro. Thame li osservava in silenzio. Sul suo volto non c’era traccia dell’uomo freddo e arrogante conosciuto quel giorno. Sorrideva appena, con un’espressione fragile, quasi nostalgica. I suoi occhi brillavano di malinconia e, quando la risata di Nano riempì il silenzio del tetto, una lacrima gli scivolò lungo la guancia. Il rumore dei passi di Po, però, lo fece sobbalzare. Si asciugò in fretta il viso con il dorso della mano e si voltò.
«Scusa, non volevo spaventarti...» cominciò Po, ma Thame lo tagliò corto.
«Dimmi la verità. Sei un fan o uno sasaeng?»
«Nessuno dei due. È vero, una volta ho accettato un lavoro da una fan e sono finito a un vostro evento. Ma è successo una sola volta, e non pensavo nemmeno che ti saresti accorto di me.»
Thame distolse lo sguardo. «Quel giorno eri diverso.»
Po sbatté le palpebre, spiazzato. «Diverso… in che senso?»
«Mentre tutti gli altri avevano i telefoni puntati verso di noi, tu eri l'unico a non filmare.»
Po ripensò a quel pomeriggio e capì che Thame aveva ragione. Nonostante fosse lì per fare un favore a Baifern, nel momento in cui aveva la possibilità di vedere chiaramente i membri, aveva messo da parte l'obiettivo per sollevare una ragazzina, aiutandola a vedere meglio.
«Sì... ma non sono un fan e tanto meno uno sasaeng. Te lo posso assicurare.»
«Allora puoi continuare a lavorare qui,» disse Thame, restituendogli macchina fotografica e badge con una disinvoltura disarmante.
Soltanto un'ora prima sembrava deciso a distruggergli la carriera.
«Cosa?»
«Sai fare bene il tuo lavoro.»
Thame gli rivolse un sorriso appena accennato, accompagnato da uno sguardo che sembrava quasi tradire una forma di ammirazione. Po rimase sbalordito. Non riusciva proprio a decifrare quel ragazzo così talentuoso e sfuggente: era quello arrogante che lo aveva fulminato per una bottiglia d'acqua, o quello che piangeva in solitudine sul tetto di un palazzo?
«Se devo continuare a lavorare con te...» azzardò Po, fissandolo negli occhi, «vorrei conoscerti meglio. Vorrei sapere chi sei davvero.»
Thame lo squadrò con un'espressione indecifrabile. «Se è solo per lavoro, non ti serve saperlo,» rispose, rivolgendogli le spalle per andarsene.
Po non lo lasciò scappare: allungò la mano e gli afferrò il braccio, trovando il coraggio di andare fino in fondo.
«E se non fosse solo per lavoro? Potrei conoscerti allora?»