Thame non aveva mai sfiorato l'idea di piantare in asso i suoi compagni. Dal giorno esatto in cui era stato scelto come leader dei Mars, aveva fatto un giuramento a se stesso: avrebbe fatto di tutto, a qualunque costo, per proteggere e sostenere i sogni di ciascuno di loro.
«Se arriviamo in alto, ci arriviamo insieme. Ma se le cose dovessero andare male, pretendo che sia soltanto io a pagare il prezzo del fallimento.»
Dopo il debutto, però, le vendite del primo album dei Mars si erano rivelate un flop spaventoso. Nonostante le infinite ospitate nei programmi TV, il seguito del gruppo continuava a latitare e quel successo travolgente su cui la compagnia aveva scommesso non era mai arrivato. L'imponente investimento iniziale della Winner Entertainment si era trasformato in un disastro, con perdite enormi. Fu allora che Pemika lo convocò nel suo ufficio per fare il punto sul loro futuro. Thame le ribadì con forza la volontà di andare avanti con il gruppo, proponendo di far uscire un secondo album con brani interamente scritti e composti da loro. Ma Pemika aveva piani ben diversi: voleva lanciare Thame come solista.
«Non se ne parla,» rispose lui senza il minimo esitazione. «Prima voglio che il gruppo ce la faccia. Soltanto dopo accetterò di parlarne.»
«Thame, i Mars sono a un binario morto. Possibile che tu non lo capisca?»
Elegante, impassibile, Pemika non aveva mai bisogno di alzare la voce per farsi valere. Era una donna glaciale, lucida e spietatamente pragmatica, capace di smontare qualsiasi entusiasmo con la forza dei fatti.
«Se io dovessi accettare...»
«La tua visibilità riaccenderebbe i riflettori sul resto del gruppo,» lo anticipò lei, leggendogli nel pensiero. «Ci serve una figura di punta che trascini il pubblico verso i Mars. E quel volto sei tu.»
Thame esitò, assalito dai dubbi. «Posso dire di no? Non ho intenzione di fare la fine degli Ice.»
Gli Ice erano stati una boyband amatissima, sgretolata nel momento in cui il loro leader era stato lanciato da solista, lasciando gli altri membri nell'oblio.
«La situazione è completamente diversa,» replicò Pemika con gelida freddezza. «Se desideri un futuro per i Mars, questa è l'unica strada percorribile. Pretendi davvero che io finanzi un altro disco solo per buttare altri soldi? Torneremo a parlarne quando i numeri ci daranno ragione. Se ci tieni alla sopravvivenza del gruppo, devi essere tu il primo a spingerlo in alto.»
Thame chinò il capo sui fogli che Pemika gli aveva fatto scivolare davanti: una sequenza spietata di grafici, perdite e cifre in rosso.
«So bene che ognuno di voi ha dei brani nel cassetto che scalpita per pubblicare, ma dovrete portare pazienza finché le cose non cambieranno,» aggiunse lei.
«Non mi sta prendendo in giro, vero?»
«Non ho dato vita ai Mars per vederli fallire. Li ho creati per portarli in cima al mondo, e tu sei la chiave per arrivarci,» lo fissò dritto negli occhi. «La vera domanda è, sei disposto a farlo per i tuoi amici?»
Thame rimase fermo, immerso in un silenzio pesante. Poi trasse un profondo sospiro e firmò.
─── ♫ THAME ✦ PO ♫ ───
Il debutto da solista di Thame fu un trionfo travolgente. Il suo primo singolo scalò in pochi giorni le classifiche nazionali, consacrandolo come una vera e propria icona del panorama musicale. E Pemika, mantenendo la parola data, diede finalmente il via libera per la produzione del secondo album dei Mars. Nel giro di poco tempo, la popolarità dell’intero gruppo schizzò alle stelle. Jun ottenne i suoi primi ruoli da attore in serie TV di successo, mentre Pepper s'impose nei programmi di intrattenimento, mettendo in mostra un talento naturale come conduttore. Nano, forte delle sue straordinarie doti da ballerino, fu conteso come ospite nei più importanti show di danza. Dylan, invece, si chiuse in studio per dedicarsi alla produzione, firmando le tracce per diversi artisti della Winner. Nel frattempo, Thame cercava disperatamente di tenere in equilibrio il suo percorso da solista con gli impegni del gruppo. Nel giro di poco tempo, i Mars iniziarono a ricevere numerose offerte di sponsorizzazione. Alcune riguardavano tutti e cinque i membri, ma la maggior parte aveva come unico protagonista lui.
«Posso accettare soltanto i contratti previsti per l'intero gruppo?» chiese Thame a Pemika prima di firmare un nuovo accordo pubblicitario.
«Non fare la sciocchezza di farti scappare queste occasioni,» lo ammonì lei. «Qualsiasi cosa tu faccia, ogni tuo traguardo personale è una vittoria per i Mars. È solo grazie a te se il gruppo potrà finalmente estinguere i suoi debiti.»
Thame firmò. Da quel momento, i brand pretesero per lui truccatori, stilisti e staff separati dagli altri. Gli impegni da solista si moltiplicarono a dismisura, scavando un solco sempre più profondo tra lui e il resto dei ragazzi. Eppure, proprio grazie alla popolarità di Thame, i Mars riuscirono a restare a galla per un altro anno intero. Convinto di aver finalmente saldato ogni debito con la compagnia, Thame si presentò nell'ufficio di Pemika con un nuovo brano tra le mani, pronto a trattare.
«Voglio che i Mars facciano uscire un nuovo album. Abbiamo scritto questa canzone apposta.»
«Thame, i Mars non pubblicheranno più nuova musica.»
«Ma ho rivisto l'arrangiamento e—»
«I Mars non faranno uscire più niente. Punto.»
«Che cosa significa? Non ho forse ripagato tutti i nostri debiti?»
Pemika fece scivolare con lentezza un biglietto da visita sul tavolo. Il logo di un colosso dell'entertainment coreano svettava in primo piano. «Abbiamo ricevuto un'offerta irrinunciabile. Vogliono che tu debutti con loro.»
Thame si irrigidì, fissando quel pezzetto di carta con sconcerto. «Io non ci vado!» sbottò, accartocciando il foglio nel pugno. «Tutto quello che ho fatto finora non era per questa roba! L'ho fatto per il gruppo! Per questa canzone!»
«So benissimo quanto hai sacrificato per i Mars. Li hai presi per mano e guidati passo dopo passo,» Pemika si sporse leggermente in avanti. «Ma ti sei mai fermato un secondo a guardarti attorno? Sei più tornato al dormitorio a trovare i tuoi amici? Non ci vive più nessuno da mesi.»
Thame restò impietrito. Non ne aveva la minima idea. Non ci aveva fatto caso. Da tempo si era ormai abituato a crollare sul letto delle camere d’albergo prenotate da Mick, troppo esausto per accorgersi di qualsiasi cosa. E quando gli era capitato di tornare a casa, non si era nemmeno accorto che Dylan non dormiva più nel letto accanto al suo. Aveva semplicemente dato per scontato che fosse chiuso in studio a registrare. Quel disordine perenne nel soggiorno gli era sempre sembrato il solito caos della loro vita frenetica, non il segno tangibile dell'abbandono.
«Ti sei mai chiesto se i tuoi compagni si siano stancati di vedere le proprie agende modellate solo in funzione dei tuoi impegni?» incalzò Pemika. «Alcuni di loro hanno dovuto rinunciare a progetti personali pur di stare dietro ai tuoi orari.»
Thame non sapeva cosa dire. Non ne aveva idea.
«Hai fatto crescere i Mars,» proseguì Pemika. «Hai dato a Jun la visibilità necessaria per farsi notare dai registi. Dylan si è fatto un nome come rapper. Nano si è ritagliato il suo spazio nella danza e Pepper sta diventando un conduttore affermato. Come leader, li hai spinti verso nuove opportunità. E adesso che cosa vorresti fare? Vorresti tirarli indietro, incatenarli di nuovo al tuo sogno per via della canzone che stringi in mano?»
Il ragazzo abbassò lo sguardo sul foglio appallottolato, completamente disarmato.
«Thame,» lo chiamò lei, appoggiandosi al bordo della scrivania e incrociando le braccia. «Rimanere legati come gruppo non farà più il bene di nessuno. Servirebbe solo a tenersi stretti a un tuo desiderio, mentre loro hanno già trovato la propria strada. Pensaci bene. Continuare con il gruppo porterà davvero la felicità... o finirà per distruggervi tutti?»
Quelle parole gli scavarono dentro come una lama affilata, piantandogli un peso insopportabile sul petto. Ognuna di quelle frasi era una verità spietata che Thame non aveva mai osato affrontare. Era stato così ossessionato dall'idea di salvare il gruppo, di mantenere la promessa fatta a tutti i costi, da non essersi mai fermato a chiedere agli altri se desiderassero ancora la stessa cosa. Non si era accorto delle crepe che si stavano aprendo lungo il cammino. Forse quel sogno che un tempo li rendeva una cosa sola non esisteva più.
Pemika lo osservò per un lungo istante, poi ammorbidì la voce in un tono quasi materno. «Non essere ostinato, Thame. Lascia che i tuoi amici siano liberi dai Mars.»